Unioni gay, Marino si rifiuta di cancellare trascrizioni, Ncd all’attacco

Ignazio Marino (ALBERTO PIZZOLI,ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Ignazio Marino (ALBERTO PIZZOLI,ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

“Ritengo di aver operato legittimamente trascrivendo gli atti di matrimonio in questione. Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero non è inesistente e non costituisce minaccia per l’ordine pubblico”, così – in una nota – il sindaco di Roma, Ignazio Marino, è tornato sulla vicenda delle trascrizioni nel registro delle unioni civili delle nozze gay contratte all’estero, aggiungendo che “la non trascrizione di quegli atti per via dell’orientamento sessuale delle coppie sarebbe stata un atto palesemente discriminatorio, violando l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.

Aggiunge Marino: “La nostra è una posizione di legalità che vogliamo mantenere ben salda e che abbiamo ribadito questa mattina ai due vice-prefetti di Roma che da circa 5 ore sono diligentemente impegnati in Campidoglio nell’esame accurato della documentazione dei 16 atti di trascrizione”. Affermazioni che riaprono le polemiche con il Nuovo Centrodestra, in cui il deputato e portavoce nazionale Ncd, Barbara Saltamartini, attacca: “Oggi abbiamo avuto la conferma che per il sindaco della Capitale, l’allegro chirurgo Ignazio Marino, il rispetto della legge italiana non ha alcun valore”.

“Il rifiuto a cancellare le trascrizioni dei matrimoni tra coppie omosessuali contratti all’estero, costringeranno il prefetto di Roma ad annullarle. Uno scenario surreale e imbarazzante. Un ulteriore smacco alle Istituzioni e all’immagine della città” – sottolinea la Saltamartini – “Se la stessa determinazione, audacia e caparbietà Marino le avesse avute per affrontare i problemi della città, dalla sporcizia all’illegalità, criminalità, decoro, trasporto pubblico, Roma sarebbe più vivibile. Ma il sindaco queste caratteristiche le ha sprigionate solo sulle trascrizioni farsa e, soprattutto, per l’aumento delle tasse ai romani a partire da quelle per le rette degli asilo nido”. Da qui, il nuovo invito a dimettersi.

Redazione online