Matteo Renzi: “Il posto di lavoro fisso non esiste più”

Italian Premier Matteo Renzi Visits Milan
Matteo Renzi (Pier Marco Tacca/Getty Images)

«Poche ciance siamo al governo e ci tocca cambiare il Paese perché ce la siamo cercata, la bicicletta. È arrivato il momento di fare sul serio». Per il suo intervento conclusivo sul palco della Leopolda il premier Renzi si muove secondo un copione consolidato. Parla a braccio, camicia bianca, mentre il leggio alto nasconde quei chili di troppo che non riesce a buttare giù. La telecamera lo riprende cambiando continuamente inquadratura: si avvicina si allontana, gli gira intorno. La sensazione è quella di dinamismo, che si unisce alla freschezza di quella camicia, bianca di bucato. Anche il premier si muove, spazia da un argomento all’altro. Le manifestazioni, per esempio. Quella della Lega a Milano la scorsa settimana – “Se ci sono gli sbarchi è perché la Libia è saltata, dopo un intervento militare fatto con la logica della tecnocrazia e non della politica». Ma il pensiero è rivolto sopratutto a Roma, quella manifestazione della Cgil contro il Jobs Act che è suonata come una sfida al premier e alla sua Leopolda. “Se sono manifestazioni politiche io le rispetto. Sarà bello sapere se è più di sinistra rimanere aggrappati alle nostalgie e o se più di sinistra prevedere il futuro. Poi saranno i cittadini a decidere”. Sul Jobs Act sbaglia la Cgil, secondo il premier e i dissidenti del PD perchè “Il lavoro rappresenta la battaglia culturale più grande che ha investito la sinistra. Ci siamo divisi tra quelli che vogliono combattere il precariato con le manifestazioni e quelli che lo vogliono fare con i congressi. Noi pensiamo che il precariato si combatta cambiando la mentalità dell’impresa e dei nostri giovani” e aggiunge, lapidario “Il posto fisso non c’è più, il mondo è cambiato”.

E’ l’art. 18 il padre di tutti i mali, secondo il premier: “Rimanere aggrappati ad un articolo dello Statuto dei Lavoratori votato nel 1970 è come pensare di mettere un gettone dentro l’iPhone o un rullino dentro una macchina fotografica. Di fronte al mondo che cambia a questa velocità, puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c’è più. Siccome è cambiato tutto, la monogamia aziendale è in crisi, un partito di sinistra che fa: un dibattito ideologico sulla coperta di Linus o chi perde il posto di lavoro trova uno Stato che si prende carico di lui?.

Ma la polemica  di Renzi è anche contro quella parte del PD che dissente. Oggi le parole più dure sono contro Rosy Bindi “Si imbarazza perché se dopo 25 anni che è in Parlamento trova un altro che riesce a portare la gente a fare politica” dice il premier e non manca di sottolineare”. Non consentiremo a chi ha definito la Leopolda imbarazzante di riportare il PD da 41 al 25 per cento. Non consentiremo di fare del PD il partito dei reduci. Siamo circondati dai no. La Leopolda è il luogo dei sì”. Lo scontro contro la vecchia guardia è frontale. Renzi non cerca mediazioni, ma rilancia:“Sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro”. E insiste: “Non ho paura di nuovi soggetti a sinistra, delle sinistre arcobaleno,  perchè tutte le volte che la sinistra radicale ha compiuto uno strappo, ha perso perdono e fanno perdere l’Italia”. Non parla di gufi, il premier. Preferisce una metafora più complessa: “Chi ci critica è come il pensionato, quando prevede che i lavori nella stradina sotto casa sua non verranno mai finiti”.
Una parte del discorso è dedicata all’Europa “Bisogna smetterla di concentrarsi solo sull’austerità. Noi i conti li teniamo in ordine per i nostri figli. Ma vogliamo dire che l’Europa è fatta anche per creare posti di lavoro e occupazione” E qui si rivolge ancora una volta alla Cgil e ai sindacati: “Vogliamo dire che questo approccio a Bruxelles lo stiamo portando avanti solo noi?” E difende quella manvora, il premier, motivo di nuove tensioni con la Ue “In Europa per me è una battaglia tutte le volte che ci vado, ma non perchè mi metto a litigare sullo zero virgola. Nessuno in Europa è così  stupido da impiccare un paese ad una virgola”  ma assicura il premier “in Europa  c’è un atteggiamento portato da alcuni italiani che fanno sentire l’Italia come l’ultima ruota del carro, siamo il problema ma”  – assicura “Non è un fatto economico: basterebbe dire che noi portiamo 20 miliardi in europa e ne portiamo a casa dieci”. Si mosra orgoglioso, Renzi, sulla Legg di Stabilità “abbiamo tagliato 18 mld di euro di tasse, non è manovra: è una retromarcia, è una riduzione senza uguali nella storia della Repubblica. Non è un’operazione elettorale ma di giustizia sociale. Questa è la sinistra” dice. Il premier conclude chiedendo alla platea,un applauso per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Viviamo un tempo delicato in cui ci sono straordinarie espressioni di bella politica. Vorrei citare una persona, che in questi mesi ho imparato a conoscere meglio dal punto di vista personale, il Capo dello Stato. Quando si sentono tante menzogne nei confronti del nostro Presidente della Repubblica, credo sia doveroso che l’Italia per bene faccia sentire tutto l’affetto”.

ADB