Libano, scontri e tensioni tra Tripoli e Beirut: 42 morti e un centinaio di feriti

Esercito libanese a Tripoli (Getty images)
Esercito libanese a Tripoli (Getty images)

E’ stato un fine settimana di tensioni e scontri a Tripoli, città situata al nord del Libano, ad una trentina di chilometri da Beirut, teatro nelle ultime settimane di un’operazione lanciata dall’esercito libanese contro la presenza di nuclei dei jihadisti dello Stato Islamico e di scontri tra sunniti che parteggiano per la ribellione siriana e alauiti (sciiti) simpatizzanti del regime di Damasco e del presidente siriano Bashar al Assad.
Ieri si sono registrati scontri armati tra miliziani e forze governative a Tripoli ma anche episodi di violenza si sono registrati nelle località di Bhin e Muhammara, a nord del porto libanese, e nel quartiere periferico di Bab at Tabbane..
Secondo quanto riporta Asca, dopo quattro giorni di scontri, le forze armate libanesi sono riuscite a riprendere il controllo del quartier generale di un comandante islamista a Tripoli, provocando un bilancio di 42 morti e circa 100 feriti.
La moschea Abdullah bin Masoud, roccaforte di Shadi Mawlawi e del suo alleato Osama Mansour, sospettati di essere affiliati al braccio siriano di al Qaida, il Fronte al Nusra, è finita oggi nelle mani dell’esercito.
I media libanesi ha parlato di una “battaglia contro il terrorismo” nella quale si sono fronteggiate le forze governative e miliziani estremisti, tra i qual membri dell’ala siriana di al Qaida, Jabat an-Nusra o dello Stato islamico (Isis).
Una delle personalità che avrebbe guidato il fronte dei miliziani sarebbe lo shaykh Khaled Hublus, personalità politico-religiosa sunnita locale di tendenze estremiste.

Situazione nel paese

Come ricorda il sito d’informazione opinione.it, nel panorama della guerra civile in Siria, il Libano ha accolto oltre il 40% degli sfollati siriani, pari a circa un milione e mezzo di persone.
Nonostante il paese abbia voluto restare a margine del conflitto in Siria, nel maggio del 2013, il partito Hezbollah ha infranto il patto parlamentare, intervenendo in Siria con seimila combattenti a fianco delle truppe di Bashar Al Assad nella battaglia per la riconquista di Qusayr, cittadina di circa 40 mila abitanti che si trova a dieci chilometri dalla frontiera siro-libanese, sulla strada che porta a Hermel, nell’alta valle della Beqaa, da sempre roccaforte del movimento sciita. Una mossa che ha provocato il coinvolgimento di gruppi sunniti libanesi con ripercussioni tra Tripoli e Beirut: nel corso del 2014, si sono registrati numerosi attentati a Beirut mentre in estate nel Libano nord-orientale, lungo il confine con la Siria, la città di Arsal, è stata conquistata dai militanti del Fronte filo Al Qaeda di Al Nusra e i jihadisti dell’Isis scatenando la risposta dell’esercito libanese che ha liberato la città.
Una situazione critica che ha fatto sì che il governo libanese aderisse alla coalizione internazionale contro l’Isis, anche se ha reso noto di non poter partecipare ad azioni militari in Siria o in Iraq,.
Il paese e l’esercito necessita di aiuti anche per far fronte agli sfollati siriani e alla minaccia sempre più crescente dell’Isis che potrebbe provocare una guerra civile nel paese, anche tra le comunità musulmane tra i gruppi sunniti e quelli alauiti (sciiti).

Redazione