Rapporto Svimez: Sud sempre più povero

Povertà (Getty Images)
Povertà (Getty Images)

Se il rapporto Svimez, l’associazione che si occupa di sviluppo del Mezzogiorno, dello scorso anno faceva registrare un aumento di povertà e disoccupazione, quello di quest’anno, presentato è impietoso. Il direttore generale dell’associazione, Riccardo Padovani, ha infatti parlato senza mezzi termini di un Sud “a rischio desertificazione umana e industriale“, “non più da sottosviluppo ma implosivo“.

Secondo Padovani, “la recessione mette in ginocchio l’economia meridionale”, inoltre “il divario di sviluppo tra Nord e Sud in termini di prodotto pro-capite ha ripreso ad allargarsi. Nel 2013 è tornato ai livelli del 2003, con un differenziale negativo di oltre 43 punti percentuali”. Nel Mezzogiorno, “è stato perso l’80% dei posti di lavoro nazionali”, con un livello occupazionale che mette i brividi: sono 5,8 milioni gli occupati, “il valore più basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%”.

Impressionanti, dunque, i numeri del “tracollo economico-sociale del Sud”, con il Pil che perde il 3,5% e “il divario di sviluppo tra Nord e Sud in termini di prodotto pro-capite” che “ha ripreso ad allargarsi. Nel 2013 è tornato ai livelli del 2003, con un differenziale negativo di oltre 43 punti percentuali”. Numeri che preoccupano anche monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: “Le valutazioni contenute nel Rapporto Svimez ancora una volta mettono in evidenza come dopo 50 anni il nostro Paese sia profondamente diviso, una divisione che penalizza tutto il Paese, non solo il Mezzogiorno”.

Spiega il prelato nella prefazione al “Rapporto Svimez 2014 sull’economia del Mezzogiorno”: “E’ necessario un nuovo modello di sviluppo per l’Italia, in grado di superare sia la questione meridionale che quella settentrionale in una prospettiva nazionale“. Quindi ricorda “il “ripetuto e costante appello della Chiesa italiana alla responsabilità sia dei rappresentanti istituzionali che di tutti i rappresentanti della società civile, affinché la questione del Mezzogiorno venga posta al centro dell’attenzione ‘come grande questione nazionale’. L’Italia è divisa e a noi cattolici la responsabilità di sollecitare e contribuire a rimuovere la storica, ormai insostenibile, divisione del Paese”.

Reazioni politiche

Tante le reazioni politiche al rapporto Svimez; nel Pd, il senatore Salvatore Tomaselli, capogruppo in commissione Industria, legge i numeri del ‘disastro’ e commenta: “Tutto ciò si ripercuote principalmente su donne e giovani, e implica una crisi demografica del Sud che, entro i prossimi 50 anni, perderà circa un quinto della popolazione. In questo scenario emerge la necessità di una strategia di sviluppo che porti a una ripresa della crescita del Sud. Tale strategia deve puntare soprattutto sull’industria e sull’innovazione, favorendo tutti i settori che creano nuovi posti di lavoro”.

Gli fa eco la deputata salentina Teresa Bellanova, sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro: “Invertire la rotta si deve, e si può. Politiche espansive, attrazione degli investimenti, qualità occupazionale, possono e devono essere gli obiettivi comuni e condivisi per Governo e Regioni in un periodo di tempo ragionevole, investendo – e non solo spendendo – i fondi europei in modo mirato e soprattutto con obiettivi certi, perseguibili, certificabili”. Preoccupato anche Luigi Famiglietti, deputato Pd della commissione Affari Costituzionali, secondo il quale “per ripartire è necessaria una seria riflessione, soprattutto per non ripetere gli errori del passato, come, ad esempio, quando si è speso una quota modesta delle risorse europee disponibili frammentandole su una pluralità di obiettivi”.

Paolo Russo, coordinatore di Forza Italia della città metropolitana di Napoli, attacca invece il governo: “La verità è che la storiella che la questione del Mezzogiorno sarà questione nazionale e che la mole di risorse di 200 miliardi lo consentirà è solo leziosa e falsa demagogia: intanto per ora al Sud sono stati sottratti 500 milioni, che vale a dire minori investimenti europei per un totale di un altro miliardo svanito con l’ennesimo gioco di prestigio”.

Crisi della natalità

Preoccupata per la “caduta della natalità nel Mezzogiorno”, infine, la vicepresidente del gruppo del Nuovo Centrodestra al Senato, Federica Chiavaroli: “Era dal 1861 che non si registrava un’inversione di tendenza così pesante, per questo è indispensabile analizzare la crisi della natalità in Italia in maniera organica, attraverso il ricorso a politiche a favore delle famiglie che affrontino il problema nella sua complessità”.

 

Redazione online