Elezioni Congresso Usa, i Repubblicani: “Se vinciamo andiamo in Iraq”

John McCain  (T.J. Kirkpatrick/Getty Images)
John McCain  (T.J. Kirkpatrick/Getty Images)

Barak Obama ritrova John Sidney McCain il senatore repubblicano da lui sconfitto nelle presidenziali del 2008 L’occasione è offerta dal Midterm le elezioni che si tengono ogni quattro anni negli Usa a metà del mandato presidenziale. Un appuntamento elettorale per rinnovare i 435 membri della Camera dei Rappresentanti al momento controllata dal partito repubblicano e un terzo dei 100 membri del Senato dove il partito democratico – del presidente Barack Obama – detiene 55 seggi, contro i 45 del partito dei repubblicani. Un voto che coinvolge inoltre le assemblee elettive di singoli Stati e la scelta di 36 governatori. In alcuni stati l’appuntamento elettorale è abbinato a consultazioni su temi come l’aborto o l’uso della cannabis.

Una vittoria dei repubblicani in Senato premetterebbe al partito conservatore di prendere il controllo anche di quest’aula sancendo di fatto lo stallo dell’amministrazione Obama lasciando per gli ultimi due anni la presidenza Obama senza possibilità di introdurre leggi significative. La partita si giocherà principalmente sui temi della politica estera, su quelle crisi siriane ed irachene che sembrano portare il conto sulla debolezza e l’ambiguità della strategia attuata dal Presidente in Medio Oriente. Secondo McCain il presidente, che aveva scelto la via del ritiro delle truppe da Iraq e Afghanistan i fronti di guerra, ancora aperti all’inizio del mandato non è credibile. McCain rimprovera all’Amministrazione troppe e ambiguità con Assad . Il prezzo è stato una perdita di leadership nell’area un elemento indispensabile, escono Mc Cain per arrivare alla soluzione del conflitto contro lo Stato Islamico.

I repubblicani rimproverano ad Obama anche la strategia degli ultimi mesi: incerta, con la decisione di non inviare truppe, ma di aiutare solo con incursioni aeree. Un tentennamento che allunga i tempi del conflitto e potrebbe rafforzare l’Isis invece di “sradicarlo” repentinamente come pure Obama ha promesso agli americano. McCain da politico di lungo corso, decorato al valo militare in Vietnam non ha esitato a braccare Obama su questo terreno: “Lui è stato il capo della Casa Bianca più debole sul tema della sicurezza nazionale in tutta la mia vita, per mantenere una promessa elettorale ha ordinato il ritiro completo dall’Iraq, nonostante il Paese non fosse pronto”. McCain parla da militare di indubbia credibilità quando dice “In Siria ccorre continuare gli attacchi aerei, mettere sul terreno 10-15.000 uomini delle forze speciali, armare direttamente i peshmerga curdi, rafforzare l’opposizione siriana, e andare finalmente contro Assad in maniera seria Servono le truppe speciali sul terreno e se gli Stati Uniti guideranno vedrete che anche gli europei ci seguiranno. Dobbiamo togliere la maggioranza ai democratici al Congresso e mandare in pensione il loro leader Harry Reid, perché ha guidato il Congresso meno produttivo nella storia degli Stati Uniti” e ha concluso: “Vinciamo le elezioni del 4 novembre e mandiamo le truppe in Iraq”.

I sondaggi sembrano giustificare la sicurezza del senatore repubblicano: secondo l’ultima rilevazione Washington Post/Abc la popolarità di Barack Obama avrebbe toccato un nuovo minimo storico raggiungendo il 44% non è mai stata bassa da quando è stato presidente. Solo per il 46% degli americani Obama è un leader forte. Il presidente continua ad avere l’appoggio dell’85% degli afroamericani, ma la sua popolarità presso gli ispanici è crollata al 50% rispetto al 71% del 2012. Obama intanto chiama a raccolta tutto il suo elettorato per tentare di evitare una sconfitta quasi certa Obama ha punto gli elettori nell’orgoglio “In Ucraina hanno appena votato – ha detto il presidente nel suo discorso conclusivo alla Temple University di Philadelphia –  e loro hanno una guerra in corso, ed hanno avuto un’affluenza del 60% , noi non abbiamo scusa per rinunciare al nostro potere”. Le elezioni di medio termine hanno una media di voto del 40% una percentuale che rappresenterebbe per i democratici una sconfitta certa: “Ho per voi un solo messaggio – ha detto – dovete andare a votare”. Obama ha ricordato il 2010, quando democratici hanno perso per una manciata di voti le elezioni di governatore nello Stato: “20 voti possono decidere se milioni di lavoratori della Pennsylvania avranno gli aumenti che si meritano, possono decidere se gli insegnanti hanno il sostegno di cui hanno bisogno. Solo 20 voti, il vostro voto conta”. Sì, conta, certo. Ma quei venti elettori potrebbero avere ancora in mente James Foley e Steven Sotloff e ritenere che il Presidente sulla politica del Medio Oriente debba ormai passare mano e lasciare le carte ai Repubblicani di McCain.

Domani è atteso il responso. A Raqqua, Siria non meno che in ad Harrisburg, Pennsylvania.

ADB