Caso Cucchi, parla la sorella Ilaria: “E’ fallimento della giustizia”

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (screen shot youtube)
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano (screenshot youtube)

Dopo la sentenza di assoluzione nei confronti di tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi, oggi è tornata a parlare la sorella del geometra 31enne, Ilaria, che nel corso della trasmissione radiofonica ‘Morning News’, su Radionorba, è tornata ad attacca la giustizia italiana: “Noi abbiamo affrontato questo processo che era prevalentemente un processo a Stefano. Con questa seconda sentenza non abbiamo perso noi, quello che dicevamo da cinque anni è stato riconosciuto, questo è il fallimento della Procura di Roma, è il fallimento della giustizia“.

“Io e la mia famiglia per 5 anni abbiamo combattuto, perchè così devo dire, un processo assurdo nel quale se non si fosse trattato della morte di mio fratello sarebbe sembrata una barzelletta” – ha proseguito Ilaria Cucchi – “Abbiamo sentito dire di tutto e soprattutto abbiamo cercato con ogni forza sentir negare quelle fratture e le conseguenze di quelle fratture. Oggi abbiamo due sentenze che ci dicono che Stefano è stato pestato e ci dicono che non si è in grado di stabilire chi ne siano gli stato autori di quel pestaggio“.

Sull’incontro con il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, la Cucchi ha infine raccontato: “Sicuramente l’abbiamo accolto con grande apertura, con quella disponibilità con la quale io e i miei genitori da soli, senza avvocati e senza nessuno, siamo andati dal procuratore capo della Repubblica di Roma siamo andati lì come famigliari di Stefano Cucchi a dire semplicemente questo: ‘bene procuratore capo, ci sono queste sentenze come si intende andare avanti per assicurare alla giustizia i responsabili di quel pestaggio’, questo era il nostro spirito“.

L’appello di Grasso

Da Bari, intanto, è intervenuto il presidente del Senato, Pietro Grasso, lanciando un appello: “Ci sono dei rappresentanti delle Istituzioni che sono certamente coinvolti in questo caso. Quindi, chi sa parli. Che si abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, perché lo Stato non può sopportare una violenza impunita di questo tipo”. Dopo aver poi ritenuto “doverosa e giusta” la solidarietà “alle famiglie delle vittime di violenza”, Grasso ha aggiunto: “La violenza non può far parte della dignità di uno Stato civile, soprattutto quando viene da rappresentanti delle istituzioni. Noi speriamo di continuare a cercare la verità, nonostante ci siano state delle sentenze che non hanno saputo o potuto trovarla”.

La riapertura del caso

Prosegue poi il dibattito sulla riapertura del caso, con il procuratore generale, Luigi Ciampoli, che è intervenuto per spiegare: “La Procura Generale di Roma esaminerà, con la lettura delle sentenza, la motivazione che darà la Corte d’assise di appello alla decisione di non accogliere le richieste di condanna degli imputati, fatte con ampia e argomentata requisitoria dal Pg di udienza, valutandone la congruità, la coerenza e la legittimità”. E fanno discutere le parole di Pignatone in difesa dei pm del processo: “Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy hanno svolto un lavoro egregio, ho estrema fiducia in loro”. Una frase che non è piaciuta ai familiari.

Infine, il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, dopo aver spiegato di voler querelare Ilaria Cucchi, se la prende anche con Adriano Celentano, per le parole riportate sul suo blog: “E’ tanto ignorante da non sapere che in Italia non esistono guardie carcerarie ma, soprattutto, che i poliziotti penitenziari coinvolti nella vicenda giudiziaria sulla morte di Stefano Cucchi, sono stati assolti due volte dalle gravi accuse formulate nei loro confronti. Lo preferiamo come cantante, Celentano. Almeno evita di dire stupidaggini”.

 

Giuseppe Gabriele Mastroleo