Legge di stabilità, nuove polemiche dagli enti locali

Piero Fassino (getty images)
Piero Fassino (getty images)

“Lo sforzo che viene richiesto ai comuni da tutte le misure della legge Stabilità si quantificano in 3,7 miliardi quindi quando si parla di tagli per 1,2 miliardi si tratta di una vulgata. Siamo andati alla verifica con il Mef e la verifica conferma che le nostre quantificazioni sono corrette”, con queste parole il presidente dell’Anci, Piero Fassino, audizionato di fronte alla commissione Bilancio della Camera e in vista dell’incontro con il governo iniziato proprio in questi minuti, boccia di fatto i “sacrifici” chiesti agli enti locali all’interno della legge di stabilità licenziata dal governo Renzi.

Le cifre, è tornato a criticare Fassino, che già avevano avuto da ridire nei giorni scorsi, “sono un onere insostenibile per qualsiasi comune a cui si deve aggiunge il taglio da un miliardo a città metropolitane e province che rischia di mandare in default questi enti. Poi ci sono i tagli alle camere di commercio e alle fondazioni bancarie che sostengono un pezzo dei servizi che i comuni erogano”. Poi rilancia le sue proposte: “Chiediamo dunque di valutare quali elementi correttivi per rendere sostenibile la manovra, anche perchè configurata in questo modo vanifica l’effetto dell’allentamento del patto di stabilità”.

Fassino, a nome dell’Anci, si dice infine disponibile a verificare la possibilità di istituire una local tax, una tassa unica che racchiuda tutti i dazi da pagare a livello locale: “Siamo d’accordo ma a due condizioni. Deve essere chiaro che del tributo siamo titolari in esclusiva senza compartecipazione; e poi che il gettito non sia vincolato al punto tale da determinare gli stessi effetti che hanno tali vincoli nel 2014”.

Critiche dai sindacati

Ma non è solo l’Anci a criticare la manovra; spiega Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil: “Noi pensiamo che di fronte ai fatti sociali del paese questo sia ormai il punto della questione: bisogna rimettere in discussione il patto di Stabilità”. Queste le proposte del sindacato guidato da Susanna Camusso: “Un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, da finanziare attraverso un’imposta sulle grandi ricchezze finanziarie (solo sul 5% delle famiglie ultraricche d’Italia). Con un gettito di circa 10 miliardi l’anno si potrebbero davvero creare oltre 740mila nuovi posti di lavoro”. Criticità sono state espresse anche dalla Uil e dalla Cisl, con il segretario confederale Maurizio Petriccioli che ha parlato di “dramma sociale è evidente nel paese”.

Forza Italia

Così Rocco Palese, parlamentare di Forza Italia, ha commentato le critiche alla legge di stabilità degli enti locali: “I comui hanno denunciato tagli ben più alti di quanto fatto emergere. Fassino ha parlato di una sforbiciata di 3,7 miliardi di euro. Le Regioni hanno criticato in blocco l’impianto della manovra in particolare per le certe difficoltà che provocherà agli enti locali per i servizi alla cittadinanza. L’Upi, infine, ha avvalorato la nostra posizione di contrarietà rispetto alla riforma Delrio delle Province. Se la situazione continuerà ad andare in questa direzione, hanno sostenuto, nel 2015 ci sarà un serio rischio di dissesto finanziario per tutte. Altro che manovra espansiva, caro Renzi e caro Padoan”.

Sempre il partito azzurro, attraverso il deputato Cosimo Latronico, rilancia la denuncia di Confedilizia: “E’ stata denunciata l’assenza di segnali, di attenzione per la proprietà immobiliare diffusa attraverso un asfissiante e confermato aumento della tassazione. Nel 2014 il prelievo della tassazione sugli immobili è giunto ad alimentare un gettito di ben 28md di euro rispetto ai 9 mld del 2011. Una vera patrimoniale che negli ultimi tre anni si è consolidata a danno dei piccoli proprietari italiani e che ha portato molti proprietari di immobili, che non reggono il peso della tassazione, a trovare forme e modi per disfarsi dei beni stessi”.

Pensioni minime

Secondo Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, invece, “non è vero che nella legge di stabilità non si interviene sulle pensioni perché c’è qualcosa che peggiorerà le pensioni di domani. Siamo in un sistema contributivo e questo comporta che in futuro avremo delle pensioni peggiori rispetto a quelle di oggi che di media corrispondono all’80% circa delle ultime retribuzioni. Domani equivarranno al 40% e per questo lo Stato ha detto di voler incentivare le pensioni integrative”.

Nella legge di stabilità, spiega ancora la Meloni, “c’è una normetta che fa passare dall’11,5% al 20% la tassazione sui rendimenti derivanti dai fondi della previdenza integrativa, senza contare che il Tfr verrà tassato di default al 17% e, se va bene, al 23% per chi sceglie di metterlo in busta paga. E attenzione anche a questa proposta che gira di modificare i parametri Isee per l’accesso alla pensione minima, all’adeguamento minimo e ad una serie di servizi sociali: si dice, infatti, che a fronte della modifica degli estimi catastali delle case anche il patrimonio possa entrare nel reddito Isee”.

Local tax

Nella maggioranza di governo, invece, il capogruppo al Senato del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi, rilancia l’ipotesi della local tax: “Appare indifferibile ricostruire nella stessa legge di stabilità la fiducia delle famiglie e delle piccole imprese in relazione a quella fonte di insicurezza che sono diventati case, negozi e capannoni. Il che significa una tassazione più semplice, come l’ipotesi dell’unica local tax, e più contenuta, perché correlata ai fabbisogni standard dei quali insistiamo a chiedere l’immediata pubblicazione”.

Conclude Sacconi: “I consumi interni non possono essere frenati dai cattivi amministratori locali che scaricano sulle famiglie e le imprese le loro inefficienze come l’elevato numero di dipendenti, l’indisponibilità ad associarsi per le funzioni fondamentali, le municipalizzate in perdita”.

 

GM