Epatite C, Lorenzin: “Per farmaco Sofosbuvir c’è problema di costi”

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Elisabetta Villa/Getty Images)
Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Elisabetta Villa/Getty Images)

E’ passato poco più di un mese da quando Agenzia Italiana del Farmaco e Gilead Sciences hanno firmato un accordo per la rimborsabilità del farmaco Sovaldi (sofosbuvir), usato per il trattamento dei malati affetti da epatite C, e oggi il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è stata chiamata a rispondere sull’argomento nel corso del question time alla Camera, spiegando: “Stiamo solo aspettando di poter mettere una cifra accanto al Piano sull’eradicazione dell’epatite C. E’ mio impegno garantire nel prossimo futuro a tutti i pazienti dei farmaci innovativi”.

E’ mia ferma intenzione garantire nel prossimo futuro l’accesso di tutti i pazienti alle nuove terapie farmacologiche mediante la costituzione di un fondo ad hoc contro l’epatite C, che preveda l’eradicazione della malattia in pochi anni”, ha detto ancora la Lorenzin, che ha anche parlato della “contrattazione centralizzata del prezzo dei farmaci a livello Europeo. Il tema è stato oggetto di confronto con gli altri partner europei nell’incontro informale di Milano a settembre. La contrattazione centralizzata però non risulta allo stato praticabile, tenuto conto dei diversi sistemi di contrattazione del rimborso dei farmaci e della volotnà di molti stati membri di mantenere autonomia di contrattazione”.

In ogni caso, il decreto sul costo del farmaco – “Servono 600 milioni all’anno per i prossimi 10 anni e io questi fondi non li ho”, aveva spiegato la Lorenzin all’agenzia ‘Il Velino’, “sarà pubblicato a breve sulla gazzetta ufficiale non appena sarà completato il registro di monitoraggio. Nella fase di contrattazione l’Aifa ha comunque garantito l’attivazione dell’accesso alle cure compassionevoli a carico dell’azienda farmaceutica per i pazienti più gravi”.

L’appello dei malati

Le associazioni dei malati di epatite e Hiv Epac onlus, Lila, Nadir, Plus e Ace, hanno intanto inviato una lettera al quotidiano ‘La Repubblica’, pubblicata nell’edizione odierna, nella quale richiedono di “dare una speranza ai malati e porre fine ai 20 funerali che si celebrano ogni giorno”, spiegando che per fare questo “serve subito un fondo di 700 milioni per i prossimi 10 anni”. Spiega la lettera: “Da questa temibile malattia oggi si può guarire, grazie a medicinali di nuova generazione che però hanno prezzi elevati”.

Purtroppo però, fa notare la Lorenzin al ‘Velino’, “i malati conclamati sono 400 mila, ma quelli affetti dalla malattia sono più del triplo. Non basterebbe una manovra economica. E comunque l’azienda non sarebbe in grado di produrre farmaci in quelle quantità”.

“Curare tutte le persone con epatite C significa anche risparmiare svariati miliardi di euro ora spesi per gestire le conseguenze della malattia non curata”, è la replica a distanza delle associazioni che rappresentano i malati, pubblicata sul quotidiano romano.

L’accordo

Sul tema, l’Aifa spiega al ‘Velino’: “I dettagli sui termini dell’accordo con Gilead sul prezzo finale sono riservati; possiamo però dire che consentiranno di trattare il maggior numero di pazienti in Europa e a un prezzo medio più basso a livello europeo perché – purtroppo per la prevalenza di questa malattia nel nostro Paese – i due parametri (prezzi e volumi) sono strettamente correlati”. In ogni caso, “i criteri di accesso al farmaco dei pazienti sono stati definiti dalla commissione tecnico-scientifica dell’Aifa sentiti anche i pazienti e gli specialisti”. Intanto il tempo passa e secondo le associazioni occorre fare in fretta: sono infatti 10-12mila i pazienti che hanno urgente bisogno del farmaco.

 

GM