Bce: i tassi rimangono al minimo storico

Mario Draghi (Getty Images)
Mario Draghi (Getty Images)

Il board della Banca centrale europea ha deciso oggi di lasciare i tassi invariati al minimo storico dello 0,05%. . I tassi sui prestiti marginali e sui depositi bancari restano, rispettivamente, a 0,30% e -0,20%. I tassi di interesse erano stati tagliati due mesi fa e confremati poi a ottobre. Con il taglio dei tassi e quindi del costo del denaro l’obiettivo è quello di far circolare maggiore liquidità nel sistema finanziario dell’Eurozona, così da consentire una ripresa dell’inflazione, or troppo bassa, e soprattutto ridurre il valore dell’euro rispetto al dollaro.

Oggi in conferenza stampa, Mario Draghi ha annunciato, com’era prevedibile, che la Banca centrale europea è pronta “unanimemente“, ha sottolineato, a prendere “ulteriori misure non convenzionali” se necessario, anche se ha affermato che quelle già prese dovrebbero gradualmente portare l’inflazione verso il 2%. Comunque, “oggi il consiglio direttivo ha dato mandato allo staff della Bce e ai rilevanti comitati dell’Eurosistema di prepararsi velocemente” a nuove misure non convenzionali, ha precisato Draghi.

Nella zona euro l’inflazione dovrebbe rimanere sui livelli attuali con una risalita graduale nei prossimi due anni, ha spiegato il presidente della Bce, sottolineando che gli sviluppi dei prezzi dovranno essere monitorati “attentamente” dalla banca centrale.

Come già ripetuto in più occasioni, Draghi ha ricordato l’indebolimento della crescita e la ripresa economica fragile nell’Eurozona, evidenziando la presenza di segnali che portano ad una revisione al ribasso delle previsioni economiche. A pesare sulla crescita sono la disoccupazione, che rimane ancora alta nei Paesi dell’euro, e i rischi geopolitici che frenano la fiducia.

L’obiettivo della Bce era quello di un’inflazione al 2% nella zona euro, mentre quella attuale è decisamente lontana da questi livelli, anche se a ottobre Eurostat ha rilevato una risalita dei prezzi al consumo allo 0,4% rispetto al record minimo dello 0,3% toccato a settembre. La Banca centrale europea ha comunque il compito di riportare il tasso di inflazione al 2%, anche se lo scontro all’interno dell’isituto di Francoforte tra Mario Draghi e i cosidetti falchi, in testa il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, allungherà i tempi delle misure straordinarie che paiono ormai inevitabili.

Intanto, all’Eurozona è arrivato oggi l’avvertimento dell’Ocse: “La zona euro sta rallentando fino a fermarsi e rappresenta un rischio rilevante per la crescita mondiale, con la disoccupazione che resta alta e l’inflazione persistentemente lontana dall’obiettivo“.

V.B.