Sblocca Italia: associazioni ambientaliste sul piede di guerra

Top five ecomostri Legambiente (scrren shot dossier Mare Monstrum 2014)
Top five ecomostri Legambiente (scrren shot dossier Mare Monstrum 2014)

Le associazioni ambientaliste e animaliste Enpa, Italia Nostra e Lipu all’indomani della conversione del DL “Sblocca Italia”, dopo il via libera al Senato, hanno rilasciato un comunicato congiunto nel quale denunciano l’assenza di misure per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, la conseguente sicurezza pubblica, ma anche rispetto alla tutela della biodiversità.

“Diviene dunque legge un testo anacronistico e dannoso, che si fonda sul consumo di suolo, che in Italia è pari a più del doppio della media europea, e sulle trivellazioni petrolifere, senza remore in terraferma e in mare, con il rischio di fenomeni di inquinamento devastanti per la biodiversità e per le attività umane, turismo compreso; una normativa che si basa sulla deregulation urbanistica e dei beni culturali”, sottolineano le associazioni ambientaliste, ricordando che “abbiamo ripetutamente rivolto appelli al Governo e al Parlamento perché il decreto legge 133 fosse profondamente modificato, ma non vi è stato nessun ripensamento né dal Governo né dalla maggioranza e questa mancanza di ascolto è uno degli aspetti più preoccupanti della politica che si è voluta abbracciare”.

“Siamo grati a chi alla Camera e al Senato ha portato le fondate preoccupazioni di studiosi, associazioni, cittadini, con una opposizione che ha messo bene in luce tutti gli aspetti negativi del decreto”, hanno poi aggiunto, riferendosi alla forte opposizione promossa da Movimento Cinque Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà e Lega Nord.

“L’approvazione non rappresenta una vittoria, ma una sconfitta, perché rivela tutta l’inadeguatezza ad affrontare e risolvere davvero i problemi di un Paese tanto fragile come il nostro, scegliendo piuttosto di ripercorrere le strade fallimentari della cementificazione, del petrolio, della chiusura verso le comunità locali, ma anche verso le Regioni di cui si tenta di cancellare ogni prerogativa costituzionale. Noi faremo responsabilmente e civilmente la nostra parte contro un provvedimento che ci riporta indietro di cinquant’anni”, conclude il comunicato.

Anche Legambiente ha aspramente criticato il decreto: “Lo Sblocca Italia è legge, ma non prevede le opere più urgenti e utili per il nostro Paese”, ha commentato in una nota il presidente Legambiente Vittorio Cogliati Dezza .
“Ci sono opere concrete – chiuse nei cassetti da inadempienze della pubblica amministrazione, da conflitti di competenza, dal patto di stabilità, da inciampi burocratici, dalla mancanza di volontà politica – che oltre a non comparire nella legge appena approvata non sono neanche favorite dalle tante deroghe e dai commissariamenti previsti dal testo”, spiega Cogliati Dezza, puntando il dito sulle opere “di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico, per esempio. Ma anche bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici, trasporti ferroviari per pendolari e trasporto pubblico locale, mobilità dolce: sono fermi tanti, tantissimi progetti utili e necessari a migliorare la qualità di vita dei cittadini, la sicurezza ambientale e a far ripartire l’Italia”.

Immediato anche l’intervento del WWF, per cui la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi ha detto che “la fiducia imposta dal Governo su disposizioni che perpetuano un modello di sviluppo insostenibile per le nostre risorse naturali e fossili, per le misure contrastanti le strategie dei Paesi più avanzati al mondo per una progressiva decarbonizzazione dell’economia, accresce la sfiducia nei confronti dell’esecutivo dei cittadini consapevoli oramai dell’ esigenza di tutelare e valorizzare il capitale naturale del Paese. Ma questa volta siamo in buona compagnia e chiederemo alle Regioni e a tutte le categorie economiche (ad esempio del turismo e della pesca) che hanno a cuore il Bel Paese, di intraprendere ogni iniziativa, anche legale, contro queste norme contro natura.

Inoltre, ha ricordato il Wwf che su 45 articoli, ben 11 disposizioni, indeboliscono le tutele e le valutazioni ambientali, dando mano libera agli interessi speculativi sui bei comuni.

Ma proprio sulla questione del dissesto idrogeologico è intervenuto il ministro dell’Ambiente Gianluca Galetti , a margine della terza edizione degli Stati Generali della green economy, che hanno preso il via a Rimini nell’ambito della manifestazione riminese “Ecomondo”. Ai microfoni di Rainews , Galetti ha ribadito che il suo ministero intende investire sulla prevenzione più che sulla gestione delle emergenze, in quanto anche economicamente, ciò significa spendere meno: “Su questo abbiamo in programma di destinare i fondi di coesione territoriale sul dissesto idrogeologico, che sarà un finanziamento settennale di 5,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungeranno 2,5 miliardi di finanziamento delle regioni da impegnare nella prevenzione del dissesto idrogeologico”.

C.D