Pubblico impiego: sindacati contro il ministro Madia

Il Minstro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Scoppia la polemica sul pubblico impiego tra sindacati e il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. Intervenendo ieri a Repubblica Tv, il ministro ha parlato della riforma della Pubblica Amministrazione che il governo sta portando avanti e in particolare quella del lavoro pubblico. Madia ha rivendicato i meriti del governo nella nuova regolamentazione del pubblico impiego: “Ereditiamo trent’anni di ingressi malsani nella pubblica Amministrazione – ha detto a Repubblica -. I più giovani hanno difficoltà a entrare, noi stiamo puntando a migliorare la mobilità, dunque le possibilità“, ha spiegato. Tra le novità della riforma, ha sottolineato, il governo ha cancellato il trattamento in servizio “perché bloccava l’entrata di giovani”, inoltre è stata introdotta “una norma che vieta a chi è in pensione di avere cariche dirigenziali”. Il ministro ha poi ricordato che i vincitori dei concorsi pubblici che non entrano in servizio perchè non vengono assunti, comunque “devono essere garantiti”. Riguardo poi alla spinosa questione del blocco dei contratti e degli stipendi, che si protrae da cinque anni per effetto delle varie spending review messe in atto dagli ultimi governi per tagliare la spesa pubblica, il ministro ha precisato che il governo Renzi ha “messo un tetto a chi guadagna di più, ora 240 mila euro è il massimo consentito, inoltre abbiamo dato 80 euro a chi ha uno stipendio sotto i 1500 euro. Nella legge di Stabilità – ha continuanto – ci siamo dati delle priorità: Risorse, prima di tutto trovarle per i disoccupati e per chi guadagna meno“, ha precisato. “E’ giusto sbloccare i contratti – ha aggiunto  -. Dobbiamo portare l’Italia fuori da questa crisi, ci troviamo in condizioni particolari, servono misure eccezionali”.

Mobilità nel Pubblico Impiego

Madia è poi tornata sul tema caldo della mobilità nel pubblico impiego. Il dipendente pubblico, ha spiegato, “non è proprietà privata” della singola amministrazione pubblica, quindi la possibilità di trasferimento “è anche un diritto del lavoratore”, ha detto il ministro, insistendo sul concetto di mobilità volontaria. Anche in caso di trasferimento “il avoratore guadagnerà quanto guadagnava prima“, ha assicurato Madia: “Stiamo chiudendo le tabelle di equiparazione, che ti dicono come verrai inquadrato e che retribuzione avrai”. L’obiettivo del governo è quello di “rafforzare l’idea di un’Amministrazione della Repubblica – ha detto ancora il ministro -. Cerchiamo dei meccanismi che rendano facile il passaggio dei lavoratori da un’amministrazione all’altra. La mobilità è fondamentale – ha ribadito -, bisogna garantire ai lavoratori che si spostano lo stesso stipendio”. Una situazione che comunque sarà ragolata con “dei paletti”: come “lo spostamento entro i 50 chilometri, e ovviamente garanzie in più per chi ha figli minori di tre anni o disabili”, ha precisato il ministro della Pubblica Amministrazione.

L’opposizione dei sindacati

Alle parole della Madia, tuttavia, hanno fatto eco le critiche dei sindacati: “Prima o poi vorremmo sentire dalla Ministra Madia delle dichiarazioni attinenti alla realtà. Dopo tante conferenze stampa, slide e promesse, sarebbe ora di produrre almeno un risultato“, hanno dichiarato seccamente i sindacalisti Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl, Uil-Pa. “La verità – hanno aggiunto – è che il governo non sa fare neanche il minimo sindacale: nessun contratto, nessuna stabilizzazione di precari, nessuna vera riforma“. I sindacalisti, poi, sono stati ancora più duri, accusando la Madia e il governo Renzi di “superare la fantasia” quando vengono fatte promesse di “assunzioni” e “appelli sui precari, operando l’ennesima contrapposizione inutile tra garantiti e non, tirando in mezzo i disoccupati”, per i quali, hanno affermato, mancano iniziative del governo. “Hanno miseramente fallito sulla staffetta generazionale dopo aver promesso 15mila assunti. Ci saranno in realtà 58mila lavoratori in meno in 3 anni”, hanno dichiarato.

Cgil, Cil, Uil hanno anche accusato la Madia di “superficialità” e mancanza di rispetto nell’affrontare il tema dei “salari di chi in 5 anni ha perso 5000 euro”. “Non ha davvero nulla da dire a un’educatrice di asilo nido che non arriva a 1.300 euro, nel privato anche meno, e cresce il futuro del paese? A un operatore socio sanitario che dopo 30 anni di servizio non arriva a 1.200, e garantisce la salute delle persone vere non dei sondaggi? – si sono chiesti – È su questo che deve dare risposte, non ai sindacati ma a lavoratori e cittadini. Risposte sulla riorganizzazione che non c’è, sulla lotta alla burocrazia rimasta sulla carta, su quella alla corruzione e all’evasione, che sono scomparse dall’agenda”.

Dettori, Faverin, Torluccio e Attili hanno infine ricordato la manifestazione unitaria di domani in Piazza del Popolo a Roma, dove al ministro della Pubblica Amministrazione “ricorderemo le nostre proposte, che non conosce perché non ha mai voluto ascoltare“. “Oltre alla retorica esiste un mondo del lavoro, pubblico e privato, che porta avanti questo Paese attraverso i servizi pubblici, che ha voglia di produrne di migliori e chiede una riforma vera”, hanno concluso i sindacalisti.

Oggi i sindacati hanno detto di essere pronti a proclamare lo sciopero del Pubblico impiego, qualora dal governo non arrivino le risposte attese sul contratto dei lavoratori pubblici. “Continueremo la mobilitazione fino allo sciopero”, ha annunciato Faverin di Cisl-Fp, a  cui si uniscono anche le altre sigle sindacali.

Valeria Bellagamba