La Catalogna spaventa Madrid

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:16

 

Catalogna
Consultazioni in Catalogna (Josep Lago/Getty Images)

Più di due milioni i votanti, oltre l’80% ha votato sì all’indipendenza della Catalogna. Il 9N (Nove Novembre) sarà ricordato dai catalani come una data memorabile di partecipazione politica per l’intera regione. Quello di ieri è stato una sorta di referendum volontario, civico e festoso, che ha mobilitato circa 40.000 volontari, di tutte le età, in circa 1.300 “seggi elettorali”, Vero, si potrebbe osservare che l’afflusso è stato solo del 30% degli aventi diritto: oltre due milioni su 4,5 milioni di aventi diritto. L’importanza di questi numeri, però, va ricercata nel fatto che non si trattava di una consulta con valore legale e che aveva subito anche la delegittimazione da parte della Corte Costituzionale spagnola. Le domande poste erano due: la prima riguardava l’ipotesi di dare alla Catalogna lo statuto di nazione, la seconda se concederle l’indipendenza dal governo di Madrid. Già da tre anni a questa parte si erano registrate numerose iniziative pro-indipendenza, e i numeri di ieri sono quelli di un grande successo. Le file alle urne, il numero di votanti e la totale assenza di incidenti di ordine pubblico hanno conferito al presidente della Catalogna Arturo Mas l’autorità di dichiarare che “il 9N può segnare un punto di non ritorno politico per i rapporti tra Barcellona e Madrid” perchè la Catalogna “ha dimostrato di sapersi governare da sola” ed esce “rafforzata come Stato”,dando “una lezione di democrazia”. “Qualunque cosa accada, oggi abbiamo già vinto” ha dichiarato Carme Forcadell, presidente dell’Assemblea nazionale catalana, che riunisce le associazioni ed enti a favore dell’indipendenza. Mas si è detto pronto nelle prossime ore a inviare al primo ministro spagnolo Mariano Rajoy una lettera formale per la riapertura del dialogo istituzionale sulla questione catalana, oltre che per richiedere un referendum definitivo. Da Madrid, finora, le reazioni dell’esecutivo sono affidate al ministro della Giustizia Rafael Catalá che ha parlato di “un atto di propaganda senza validità alcuna”.

CM