Italicum: oggi incontro con la maggioranza

Palazzo Chigi, Roma (Getty images)
Palazzo Chigi, Roma (Getty images)

Cambia di settimana in settimana lo scenario della politica italiana: dopo la polemica sul Jobs Act, adesso i riflettori si spostano sul tema della riforma elettorale, tanto più seguita da una possibile uscita di scena del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, secondo le indiscrezioni trapelate questo fine settimana, avrebbe intenzione di dimettersi dal suo incarico.
Dopo la riunione con i vertici del Pd a Palazzo Chigi, seguita dall’incontro tra Renzi e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, si attende entro questa sera un vertice della maggioranza sul tema che sarebbe stato sollecitato dal leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano e che si svolgerà probabilmente dopo il consiglio dei ministri.

Dopo il cosiddetto “aut aut” al Cavaliere, per cui da Forza Italia ci sarebbe la volontà di trovare un accordo quanto prima sulle modifiche da apportare alla legge elettorale approvata alla Camera e in attesa dell’esame del Senato, dove questa settimana dovrebbe essere discussa in Commissione.
L’obiettivo sarebbe che la legge arrivi in aula nel mese di dicembre e sembra che vi sia una nuova possibilità di accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle sull'”Italicum”.
Il premier è determinato a rispettare il cronoprogramma delle riforme e se dal fronte di Berlusconi non arriveranno segnali chiari, Renzi sostiene che “metteremo la soglia di accesso per le liste al 3 per cento, come ci chiedono i partiti più piccoli. E andremo avanti da soli. I numeri li abbiamo, vedrete”.
Il premier sarebbe pertanto disposto a rompere il famoso “Patto del Nazzareno” e modificare l’Italicum ed approvarlo con i partiti minori, senza i voti del centrodestra.

Immediato il commento di Potito Salatto, vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia: “L’arrogante determinazione con la quale Renzi procede per far approvare immediatamente una nuova legge elettorale che superi il patto del Nazareno, evidenzia come a lui stia a cuore realizzare solo ciò che serve al suo cinico disegno egemonico. La controprova è chiedersi se Berlusconi o Grillo avessero ottenuto alle europee il fantomatico 40% di consensi, il premier avrebbe accettato una legge elettorale che prevede il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione?”, ha scritto in una nota Salatto, chiedendosi “dov’è finita l’attenzione alle vere priorità per affrontare la crisi, la disoccupazione, la recessione, la riduzione del debito pubblico?”.
“Gli alleati di governo, le opposizioni tutte, si facciano carico di questi problemi ostacolando i veri interessi del segretario premier che non coincidono certo con quelli dei cittadini. Il clima sociale mostra ormai un acuto stato di insofferenza che non promette nulla di buono e rischia di travolgere tutto e tutti”, ha poi concliso il vicepresidente di Pi.

Sull’argomento è intervenuto anche Fabrizio Cicchitto di Ncd che ha sostenuto che “votiamo solo sbarramenti sotto il 5% oppure salta il governo. Ncd non voterà mai uno sbarramento alto. All’8% poi è la strage di Fort Apache”, ha commentato Cicchito.

C.D.