Napolitano: ecco chi potrebbe succedergli

Il Palazzo del Quirinale (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Il Palazzo del Quirinale (Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Secondo le indiscrezioni trapelate nel fine settimana, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarebbe pronto a dare le dimissioni e potrebbe annunciarlo, secondo alcune fonti giornalistiche accreditate, nel suo discorso di fine anno.
Tuttavia, ieri, in una nota, il Quirinale non ha confermato né tantomeno smentito la notizia precisando che lo stesso Napolitano “indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato”, lo scorso aprile 2013. Infatti, il capo dello Stato, dopo una travagliata elezione, consentì ad assumere il nuovo incarico alla presidenza, a condizioni che non appena la situazione nel paese si era stabilizzata, avrebbe dato le dimissioni.
Eppure, la situazione nel paese è lontano dall’essersi stabilizzata, con le polemiche sula riforma del lavoro in atto e quelle sulla legge elettorale.
Ma dal governo, al momento non ci si sono preoccupazioni. Lo stesso sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio a Sky ha commentato che Napolitano “non ci ha ancora detto addio né arrivederci. I tempi e i modi del suo eventuale ritiro li deciderà lui e non possono essere oggetto di trattative tra i partiti”.

La notizia ha però già scatenato il famoso “totonomi” e se ieri la presidente della Camera Laura Boldrini , commentando l’ipotesi dimissioni di Napolitano, ha auspicato che sia considerato il nome di una donna alla successione di Napolitano, dal Movimento Cinque Stelle vi sarebbero segnali di apertura verso il Pd.
Infatti, l’ex capo staff della comunicazione del M5S al Parlamento Europeo, il blogger Claudio Messora, in un’intervista al quotidiano La Stampa, ha ribadito che l’accordo con il Pd potrebbe essere possibile dopo una consultazione con la rete sul possibile candidato, auspicando di fare “scegliere alla rete i candidati, come nel 2013, e che poi si renda trasparente ed esplicito il processo di mediazione con i partiti. Poi si dovrebbero sfruttare gli esiti di questo processo di mediazione per chiedere qualcosa in cambio sulla legge elettorale”.
Insomma, il blogger sosterebbe il proporzionale: “Casaleggio ha sempre pensato che ci si dovesse avvicinare al proporzionale puro, quello più coerente con la democrazia diretta”.

Tuttavia, come ben ricorda Ilfattoquotidiano, nell’ipotesi dell’elezione di un nuovo capo dello stato le forze politiche dovranno trovare una persona superpartes che possa garantire l’interesse generale. Elemento difficile, considerando le votazione nel 2013, quando non solo vi fu un aspro confronto con il M5s ma anche i franchi tiratori, i cosiddetti “101 che bocciarono il nome di Romano Prodi, a partire dai senatori di Forza Italia.

Ma sul totonomi intanto c’è già polemica e come riporta Corriere.it, ai nomi della candidate donne che circolano dal ministro della Difesa Roberta Pinotti ad Anna Finocchiaro del Pd e presidente della commissione Affari costituzionali del Senato a quelli di Romano Prodi, Walter Veltroni, oppure Giuliano Amato, Piercarlo Padoan, Dario Franceschini fino a Piero Fassino, replica seccamente il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini.

“Non mi dispiace per niente che Napolitano si dimetta, visto che ha collaborato alla costruzione di una gabbia europea che ci massacra. Ma i nomi che circolano sono terribili: Prodi, Veltroni, una donna indicata dalla Boldrini. Peggio che andar di notte”, ha detto il leader del Carroccio.

Intanto, c’è chi parla di una sorta di “cospirazione” in atto per fare pressione sulle riforme. E’ la linea espressa dal Mattinale, vicino a Forza Italia, che scrive: “Si sta mettendo in atto una sorta di ricatto morale per attuare le riforme che ha in mente. È una forzatura”.

Fatto sta, secondo le ipotesi trapelate dai media, dopo che Napolitano ufficializzerà le dimissioni, il governo avrà 15 giorni per convocare le Camere.

Il blog di Beppe Grillo questa mattina ha pubblicato un articolo al riguardo, firmato Aldo Giannuli e intitolato “No alla politica dei #DueForni” con un fotomontaggio che ritrae due forni che rievocano delle lapidi, l’uno con la scritta “legge elettorale”, l’altro “Presidenza della Repubblica”.
Nel post, Giannuli smentisce l’idea di un “inciucio” M5S-Pd che sarebbe stato avviato dopo un presunto accordo sull’elezione del candidato Pd alla Consulta, sottolineando invece che vige la politica del merito. Tanto che ammonisce Giannuli: “Renzi non si illuda di nessuna politica dei due forni: il pane del M5S non si compra con qualche spartizione di posti. Bisogna ripensare le questioni nel merito”, concludendo che “non è vero che il M5S sia il partito del no con il quale non ci si possa capire. Ma per capirsi bisogna cambiare mentalità e smetterla di comportarsi come i signorotti delle istituzioni“.

C.D.