Nozze gay, card. Bagnasco all’attacco. E sulla politica: “Occorre rifondazione”

Il cardinale Angelo Bagnasco (JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images)
Il cardinale Angelo Bagnasco (JOHANNES EISELE/AFP/Getty Images)

Difende la famiglia, “sorgente di futuro”, il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori dell’assemblea della Cei che si svolge ad Assisi da oggi a giovedì prossimo. Il capo dei vescovi italiani ritiene “irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di Troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano”.

Prosegue Bagnasco nel suo intervento: “La famiglia, come definita e garantita dalla Costituzione, continua ad essere il presidio del nostro Paese, la rete benefica, morale e materiale, che permette alla gente di non sentirsi abbandonata e sola davanti alle tribolazioni e alle ansie del presente e del futuro”. Il messaggio dell’alto prelato è chiaro: “L’amore non è solo sentimento: è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma. Il nichilismo, annunciato più di un secolo fa, si aggira in Occidente, fa clima e sottomette le menti”.

Poi rivolto al mondo della politica: “Giustamente vi chiedete che cosa fare in questa storica congiuntura che segna le spalle di tanta gente. Si sente parlare di ‘patto sociale’ affinché – remando tutti nella medesima direzione – si possa uscire da onde travolgenti. Qualcuno fa riferimento al nostro Dopoguerra: dalle macerie delle case e delle persone, chi era in piedi ha realizzato quel patto sociale da cui è nata la Costituzione. Allora c’era un tessuto connettivo del Paese e da quello partivano le legittime differenze che, però, non impedivano di intendersi sui principi fondamentali”.

Sintetizza Bagnasco: “Ma oggi? Non ci sono macerie di case da ricostruire, sembrano esserci, invece, le macerie dell’alfabeto umano. Per questo, per poter rispondere doverosamente al ‘che cosa fare? ‘, è necessario chiederci chi siamo, che cosa vogliamo essere. In altri termini, potremmo dire che bisogna rifondare la politica, rimettere cioè a fuoco che cosa vuol dire stare insieme, lavorare insieme per essere che cosa”.

Preoccupazione da parte del capo dei vescovi anche sul dramma della disoccupazione giovanile: “Cresce il fenomeno di coloro che neppure cercano il lavoro, tanto sono sfiduciati: potrebbero giocare, in questo caso, anche elementi soggettivi, ma è fin troppo chiaro che le difficoltà di inserimento appaiono sempre più gravi. Questo fatto – i rassegnati al non lavoro – potrebbe falsare i dati che vengono riportati sul fenomeno stesso della disoccupazione e della inoccupazione. Ma la realtà vera non cambia. Si sta perdendo una generazione”.

Da qui, infine, l’appello di Bagnasco: “Al Paese diciamo di tenere desta la speranza, di non scoraggiarsi nelle difficoltà persistenti e, per certi aspetti, crescenti come la disoccupazione che non cenna ad invertire la direzione. L’occupazione – nonostante l’impegno dei responsabili – è in discesa”.

 

GM