Nuove nomine Camera e Senato, M5S: “Un atto vergognoso”

L'aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)
L’aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)

Piccoli retroscena e grandi scontri: per alcuni potrebbe trattarsi del classico “gioco” delle poltrone, per altri invece si tratta di un’esigenza istituzionale.

Fatto sta, ieri sera sono state effettuate tre nuove nomine in Senato e due alla Camera e sono stati promossi 13 nuovi capiservizio, in tutto, sottolinea in una nota Palazzo Madama, precisando: “In vista dell’unificazione di servizi e uffici delle amministrazioni di Senato e Camera e della costituzione del ruolo unico dei dipendenti deliberati dai rispettivi Uffici di presidenza lo scorso 30 settembre, il Consiglio di Presidenza del Senato ha approvato all’unanimità un limitato numero di nomine rispetto a posizioni vacanti da anni, strettamente collegate alle esigenze prioritarie di funzionalità dell’attività legislativa e amministrativa“.

Perciò oltre ai vice segretari generali, sono stati nominati alcuni Direttori di Servizio. Nella nota viene specificato che non vi sarà alcuna indennità di funzione aggiuntiva. Mentre, viene ricordato che il 40% delle posizioni dirigenziali previste dall’organigramma resterà vacante, in linea con il processo di unificazione del Parlamento.
Il Senato ha anche aggiunto che “si è provveduto alla proroga per tutto il 2015 della riduzione delle competenze accessorie per i senatori pari a Euro 1000 al mese per un risparmio complessivo di oltre 3.800.000 €l’anno”.
Tra i vice segretari generali nominati ieri vi sono: Alfonso Sandomenico, di area cattolica, Gianni Orsini, funzionario di grande esperienza e già segretario del Copasir e il giovane Federico Toniato, 39 anni, il più giovane vicesegretario del Senato della storia che fu scelto da Mario Monti, su indicazione di Renato Schifani come assistente.

Eppure nello sfondo qualche polemica è uscita fuori. A cominciare dal presidente dei senatori Pd Luigi Zanda che pur premettendo che si tratta di un atto dovuto che arriva con molti anni di ritardo, commenta “che nell’attuale delicatissima fase di riforma costituzionale finalizzata, come è noto, a modificare consistentemente composizione e funzioni del Senato, il numero dei vice segretari generali sarebbe dovuto e potuto essere più contenuto. Peccato che questa valutazione non sia stata ritenuta meritevole di essere accolta”.

Ma la critica più accesa proviene dal Movimento Cinque Stelle che parla di un vero e proprio “blitz improvviso” dell’Ufficio di Presidenza del Senato che ha approvato all’unanimità ieri sera le nuove nomine in assenza dell’unica rappresentante del M5S, Laura Bottici.
Infatti, secondo quanto ricostruisce la stessa senatrice CinqueStelle che definisce “le nomine un atto vergognoso”, l’ufficio di presidenza aveva reso noto della seduta con una mail il mertedì sera alle 22h00, laddove la stessa aveva riferito in precedenza al presidente del Senato Pietro Grasso che si sarebbe recata a Carrara per l’alluvione.
“La cosa grave è che ho parlato con lui ieri mattina e non mi ha detto nulla dell’ordine del giorno sulla nomina dei vicesegretari. Io ho guardato l’email solo alle 15”, ha dichiarato la Bottici che inoltre denuncia che “non è vero che sarà a costo zero. L’indennità di funzione e i premi di produzione saranno dovuti quando si farà l’unificazione dei ruoli tra Camera e Senato, teoricamente dal primo gennaio 2015”.
Per cui sottolinea la senatrice: “I capi dei servizi e i vicesegretari guadagneranno di più”.

“Sa perché non mi volevano?- rilancia la Bottici- Perché io sono l’unica contraria alle nomine. E sa perché hanno fatti tre vicesegretari? Non servono al Senato ma servono a Ncd, Fi e Pd che devono essere tutti contenti”.

Non a caso, come ben sottolinea menteinformatiche.com, la qualifica dei 13 capiservizio dovrebbe in teoria premettere un aumento della retribuzione di circa 2 mila euro lordi al mese, mentre l’indennità di funzione di un vicesegretario dovrebbe essere di 30 mila euro lordi all’anno.
Nonostante le rassicurazioni di Grasso che in una nota parla di “un’operazione a costo zero”, viene invece evidenziato come sul piano giuridico non è sostenibile il fatto che nuovo caposervizio guadagni meno di un altro già in carica. E già si pensa a possibili ricorsi futuri alla Commissione Contenziosa del Senato.

C.D.