Gerusalemme Est, John Kerry tenta il negoziato

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Moschea di al-Aqsā (Thomas Coex/Getty Image)

Il Medio Oriente torna ad occupare la diplomazia internazionale. E’ John Kerry segretario di Stato Usa che in questi giorni si nuove tra Palestina ed Israele per tentare di interrompere quello che sembra un percorso a tappe verso l’ennesimo conflitto, con la violenza che dilaga da settimane su Gerusalemme Est e Cisgiordania e l’ennesima crisi che riguarda lo status della Spianata delle Moschee. I primi colloqui si sono tenuti con il presidente palestinese Abu Mazen ad Amman, in Giordania. Oggi John Kerry. Vedrà il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il re giordano ʿAbd Allāh . L’Autorità Palestinese ha preannunciato per la fine di novembre la presentazione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di una risoluzione per imporre ad Israele il ritiro dai territori occupati nel 1967. Israele dovrebbe ritornare nei confini di un tempo in tempi brevi, entro il novembre 2016. Il testo è già in discussione fra l’ambasciatore palestinese all’Onu e i Paesi europei. Questo mentre il governo Netanyahu ha annunciato la costruzione di 200 nuove case a Gerusalemme Est. Il Dipartimento di Stato ha criticato l’iniziativa e teme una nuova crisi nell’area, resa più complicata da rivendicazioni palestinesi, che sostenute ufficiante in sede internazionale, farebbero toglierebbero ruolo e significato al negoziato bilaterale israelopalestinese.
Nabil Abu Rudeina portavoce di Abu Mazen ha ribadito la posizione dell’Autorità Palestinese: le violazioni israeliane sono una linea non possono essere tollerate, specialmente per quanto riguarda Gerusalemme Est e la moschea di al-Aqsā la più grande di Gersusalmme situata proprio nella parte orientale della città sul terriorio conteso, , governato da Israele da quando è stato occupato nel 1967 ma rivendicato dai palestinesi come parte di un “futuro Stato di Palestina”. Intanto la tensione a Gerusalemme ha rapidamente raggiunto i livelli di guardia proprio in concomitanza con l’agenda diplomatica internazionale. Ieri circa circa 100 abitanti del quartiere Issawiya di Gerusalemme Est hanno cercato di bloccare la strada principale, per protesta contro la chiusura, decisa dalle Sicurezza israeliana di altri ingressi nell’area. Le misure di prevenzione da parte di Israele prevedono anche l’istallazione di metal detectors per il”riconoscimento facciale” vicino ai luoghi santi per individuare subito persone note per atti di violenza. L’altra decisione dei comandi militari è di aprire un’inchiesta a carica della guardia di frontiera accusata di aver ucciso un ragazzo arabo-israeliano a Kafr Kanna, in Galilea: l’episodio che ha innescato i disordini di questi giorni.

ADB