Libia i fondamentalisti decapitano un ragazzo

Ahmed Muftah El-Nazihi (screenshot YouTube)
Ahmed Muftah El-Nazihi (screenshot YouTube)

E’ un ragazzino, un giovane che combatteva con ex generale libico Khalifa Haftar nell’est della Libia a fare da capro espiatorio, sacrificato alla strategia di violenza e propaganda scelta dai miliziani di Ansar al Sharia, affiliati allo Stato islamico in Nord Africa. Si chiama Ahmed Muftah El-Nazihi. Lo riferisce il Times. Pronuncia le sue ultime parole:  ”Avviso quelli che erano con me di lasciare quelle attività e tornare alle loro case, o andranno incontro allo stesso destino: la decapitazione”  prima di essere ucciso brutalmente, sotto gli occhi di una telecamera, proprio come James Foley e gli ostaggi in mano allo Stato Islamico. E’ proprio come nelle esecuzioni da parte degli jihadisti in Siria l’uccisione del ragazzo viene preceduta da rivendicazioni. Nei video della Siria le minacce erano rivolite a Obama e Cameron. Il Libia i terroristi avvisano Haftar e a i suoi uomini. L’assassinio segue quello di altri tre attivisti libici uccisi nei pressi di Derna ad est di Bengasi dove Ansar al Sharia ha istituito un Califfato governato con le leggi del Corano. Itre attivisti, anche loro giovanissimi, avevano usato i social network per dare notizia sulle violenze nella città controllata da affiliati ad Ansar al-Sharia. Il califfato di Derna è messo in pericolo dalle milizie del generale Khalifa Haftar, che a fianco delle forze armate regolari sta combattendo i gruppi jihadisti in Cirenaica e dopo mesi di scontri con le milizie islamiche, ha conquistato la città di Bengasi, stravolta da mesi di violenza. La Libia è oggi un paese diviso, che per mesi ha visto riunirsi due Parlamenti, uno Tripoli l’altro a Tobruk; quest’ultimo riconosciuto dalla comunità internazionale ma recentemente sciolto dalla Corte Suprema libica su istanza dei parlamentari filo islamici della vecchia assemblea. Il vecchio Parlamento è stato così ripristinato vanificando le elezioni dello scorso giugno. Un caos dove l’avanzata del fondamentalismo appare sempre più difficile da arginare. A Tripoli regna un governo parallelo, legittimato solo dalle carte della Corte, e la città è in preda alle violenze dei gruppi armati. Già in estate le diplomazie di mezzo mondo hanno lasciato le rappresentanze.

ADB