Ucraina, allarme rosso per la pace in Europa

Bandiera Ue
Bandiera Ue (Sean Gallup/Getty Images)

Il presidente russo Vladimir Putin, giorno dopo giorno, sta assurgendo al ruolo di massimo polo di preoccupazione per i leader occidentali. Ieri a Sidney dopo il G20 di Brisbane, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta allarmata “non solo per l’Ucraina ma per Moldavia, Georgia, Serbia, Balcani. Temo che Mosca abbia ripreso a ragionare secondo i vecchi schemi di aree di influenza. La storia testimonia come sia semplice incendiare conflitti regionali, minacciando il sistema di pace instauratosi con fatica nel continente europeo”. Ad accrescere la tensione ha certamente contribuito la mini crisi diplomatica verificatasi ieri tra Russia e Polonia, con la reciproca espulsione di diplomatici dalle ambasciate di Mosca e Varsavia. Da Mosca è stato espulso anche un diplomatico tedesco, anche qui in risposta all’espulsione di un diplomatico russo in servizio presso il consolato generale di Bonn. Anche la Repubblica Ceca accusa un aumento dell’attività di spionaggio russo presso le ambasciate di Praga. Con tempismo perfetto, da Mosca il ministro per gli Affari Esteri Sergej Lavrov sembra cercare di distendere i toni. “Ci auguriamo – ha detto – che il punto di non ritorno diplomatico con l’Europa non sia oltrepassato. Per noi continua a essere un grande e importante partner economico”. Sull’Ucraina, Lavrov ha invitato l’Osce a non schierarsi solo dalla parte delle autorità ufficiali di Kiev, nella propria gestione del conflitto nel sudest del Paese. Secondo il ministro russo, “il governo di Poroshenko ha imboccato la strada del soffocamento socio-economico della regione e l’Occidente deve imparare a riconoscerne le responsabilità se vuole impedire una soluzione militare del conflitto”.

C.M.