Divorzio breve, ok in Commissione. Nuovo scontro Pd-Ncd

Gaetano Quagliariello (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Gaetano Quagliariello (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

“D’intesa con il presidente Sacconi ho preso contatto con il vicesegretario del Pd Guerini, con il presidente Zanda e con il ministro Boschi e si è convenuto di convocare quanto prima una riunione tra presidenti dei gruppi di maggioranza, capigruppo in commissione e rappresentanti dei partiti che sostengono il governo”, ad affermarlo è il coordinatore del Nuovo Centrodestra, Gaetano Quagliariello, spiegando che il vertice si rende necessario per “stabilire i necessari raccordi tra attività parlamentare e patti programmatici condivisi”, anche alla luce del voto di oggi in Commissione Giustizia al Senato sulla norma che consente la possibilità di arrivare subito ad un divorzio immediato senza passare per la fase della separazione.

Al momento del voto, infatti, il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, si è rimesso alla Commissione, non esprimendo alcun parere, salvo chiarire poi: “A mio avviso questa era una norma sulla quale si sarebbe dovuto riflettere molto di più”. A favore della norma, si sono espressi Movimento 5 Stelle, Enrico Buemi del Psi e quasi tutto il Partito Democratico, con l’eccezione di Giuseppe Cucca. In ordine davvero sparso ha votato Forza Italia, con un sì, un no e Giacomo Caliendo che non ha preso parte alla votazione. Contrari la Lega Nord e il Nuovo Centrodestra, che ha appunto aperto una nuova lacerante contesa all’interno della maggioranza di governo.

Così Carlo Giovanardi ha motivato il voto contrario del Nuovo Centrodestra: “Ormai c’è un guazzabuglio di norme. E in questa confusione avevamo chiesto che ci fosse una maggiore ponderazione di questa norma sul divorzio immediato. Invece hanno preferito votare subito e noi abbiamo detto no, anche perché non è assolutamente giusto mettere sullo stesso piano coniugi con figli o senza”.

Richiesta di chiarimenti

Una nota dell’Ufficio di presidenza del gruppo Ncd al Senato chiede “un chiarimento politico nel merito e nel metodo su temi straordinariamente sensibili come quelli che hanno a riferimento la domanda di una giustizia giusta e della conferma dei principi fondamentali della nazione. Il superamento della nostra crisi economica e sociale presuppone infatti il consolidamento e rinnovamento delle fondamenta sulle quali edificare una nuova stagione di sviluppo”.

Tra i più critici la vicepresidente vicaria del gruppo al Senato, Laura Bianconi, secondo la quale “l’area laicista del Partito democratico stanno facendo di tutto per banalizzare lo scioglimento del matrimonio secondo un ‘modello Las Vegas’. Ma il motivo di maggiore dissenso rimane il rifiuto da parte di costoro di considerare la differenza tra coppie senza figli e coppie con figli, soprattutto minori o maggiorenni non autosufficienti”.

Critica anche Paola Binetti, deputata Udc: “La prima vera misura family friendly è la stabilità del matrimonio. Spingere l’acceleratore verso il divorzio breve abolendo il tempo previsto per la separazione – e dunque anche per la riflessione sul destino dei figli – significa trasformare il matrimonio in una sorta di pausa caffè. Ci troviamo davanti a separazioni che si comunicano con un sms a prescindere dai diritti dei bambini e dai doveri dei loro genitori”.

“Più facile sfasciare famiglia…”

Sarcastico il commento del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri: “Mentre sarebbero urgenti leggi a tutela della famiglia, in Parlamento almeno una volta a settimana ci si sbizzarrisce a fare leggi per facilitare il divorzio. Dopo una discutibile norma sulle separazioni inserita dal governo Renzi in un decreto, adesso in commissione al Senato se ne vota un’altra sul divorzio che rende più facile sfasciare una famiglia che vendere un’auto usata”.

Chiarisce l’ex ministro: “Qui non si tratta di fare il duello tra oscurantisti e progressisti, ma di evitare una demagogia totale. Il matrimonio non è obbligatorio. Chi non è convinto, non si sposi, ma sfasciare il diritto di famiglia come si sta facendo è inaccettabile”.

La difesa del Pd

Difende la norma di cui è relatrice, la senatrice del Pd, Rosanna Filippin: “Comprendo le perplessità di alcuni, anche nel mio partito, riguardo al voto di ieri sera in commissione Giustizia. Le comprendo e le rispetto. Ma quello che abbiamo votato è solo il tassello che completa la riforma del diritto di famiglia, nella parte che riguarda i divorzi, cominciata con il DL 132”.

Con il voto, secondo la senatrice “da una parte rispondiamo ad una esigenza indifferibile di riduzione dei tempi del divorzio, esigenza riconosciuta dalla maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento. E su questo abbiamo confermato il testo approvato, a larghissima maggioranza, alla Camera. Dall’altra parte la scelta del divorzio diretto, poi, per quelle coppie che non hanno figli minori o in situazione di difficoltà, affiancando la negoziazione assistita e il divorzio ‘facile’, offre una ulteriore alternativa, ma giudiziale: un solo passaggio, rapido, ma fatto davanti al giudice di un tribunale. Quindi più garantito. Chi parla di divorzio in 24 ore non sa di cosa parla”.

Le fa eco, infine, la senatrice Maria Spilabotte, vicepresidente della Commissione Lavoro: “Basta conoscere la realtà quotidiana delle persone nel nostro Paese per sapere che una legge sul divorzio breve è attesa dai cittadini italiani, per affrontare la separazione in modo più veloce, con più serenità e meno situazioni ambigue e pesanti, anche a tutela dei figli. Credo che questa possa essere la volta buona, per il Parlamento, di dimostrare che il legislatore non è sempre indietro rispetto alla società”.

Ha concluso la Spilabotte: “Tra l’altro, come dimostra il voto di ieri sera in commissione, il divorzio breve è questione che riscuote consenso trasversale all’interno delle stesse forze politiche e tra i partiti, così come avviene nella società italiana. E comunque, in democrazia anche all’interno di una coalizione ci si rimette al volere della maggioranza”.

 

GM