Renzi: fiducia in calo. E nel Pd lo accusano di non saper governare

Matteo Renzi (Franco Origlia/Getty Images)
Matteo Renzi (Franco Origlia/Getty Images)

Dopo nove mesi, la montagna partorì un topolino. Stavolta la metafora nulla ha a che vedere con il Jobs Act e le parole di Renato Brunetta di qualche giorno fa, quando piuttosto con la disaffezione degli italiani nei confronti del governo Renzi. Al passo di due punti in meno a settimana, almeno stando a quanto affermano i sondaggi dell’istituto Ixé per Agorà, la fiducia del premier arriva questa settimana al 43%, mentre quella nel governo è al 41%. Secondo Roberto Weber, presidente Ixè, “Renzi sta pagando questo autunno”.

Ovvero: “Mentre fino a tutta l’estate scorsa il premier raccoglieva il consenso dell’opinione pubblica su qualunque tema ponesse l’attenzione, in questa fase invece trova forti ostacoli”. A guardare il Paese reale, però, la fiducia nell’azione di governo e nel presidente del Consiglio sembra ancora più in ribasso: l’esecutivo guidato da Renzi si trova infatti tra due fuochi, da un lato i sindacati, con la Cgil che porta in piazza centinaia di migliaia di persone, poi proclama uno sciopero e si porta dietro la Uil, conquistando (dati odierni di Ixé) quasi un italiano su due, e dall’altro gli avversari politici, con il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, che cavalca alla grande l’ondata populista e veleggia intorno al 10%. Ma non solo, perché il governo ha diversi grattacapi anche con la reazione degli enti locali ai tagli lineari imposti dalla legge di stabilità, così come con i cittadini colpiti dalle alluvioni e messi in ginocchio dal dissesto idrogeologico.

Renzi, attento a sinistra!

Ma è l’avversario interno quello che fa più paura a Matteo Renzi; nonostante il Pd continui a perdere infatti solo pochi decimi di punto a settimana, conservando però un ampio margine sulle altre forze politiche, in primis il Movimento 5 Stelle, il cui consenso sembra oggi valutato in eccesso dai sondaggi, infatti, la preoccupazione principale del presidente del Consiglio viene dal partito del quale è segretario.

A poco è servito infatti al premier riappacificarsi con Pier Luigi Bersani o trovare sin da subito la sponda di ‘Rifare l’Italia’: Renzi è ancora contestato da larga parte della minoranza interna al partito, oltre a doversi scontrare con una base sempre più lontana dalle istanze del gruppo dirigente. Se poi c’è chi, come Francesco Boccia, ti attacca dall’interno ogni giorno dopo averti anche appoggiato, è chiaro che rischi di andare in difficoltà e che – prendendo a prestito un’espressione che piace al leader di Sel, Nichi Vendola – “la narrazione” rischi di trasformarsi in un disco rotto.

Anche oggi, peraltro, ad ‘Agorà’, Boccia ha lanciato la sua frecciata al premier: “Io Renzi l’ho votato, poi in controtendenza dal suo carro sono sceso. Tutti speravamo che Renzi desse una shakerata alla sinistra. Molti di noi chiedevano un cambio di passo. E Renzi nel periodo che è andato dalla vittoria di Bersani alle primarie lo ha fatto. Poi qualcosa è cambiato”.

Secondo il presidente della Commissione Bilancio alla Camera, “Renzi da quando è diventato segretario ha cambiato la codifica delle priorità”, ciò nonostante “il Pd resta un partito di sinistra”. E aggiunge: “La delega lavoro che io ho contestato, sta allo zero. L’aumento di risorse per gli ammortizzatori sociali è di 200 milioni oltre i 2 miliardi stanziate. Non si può pensare di estendere le tutele con gli stessi soldi che abbiamo usato fin qui per la cassa integrazione”.

Ancora più critico, ai microfoni della trasmissione Ecg Regione Lazio su Radio Cusano Campus, il senatore Corradino Mineo, che fa un paragone tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi: “Se è come Berlusconi? L’ex cavaliere aveva un filone autoritario nel suo discorso, ma era un autoritarismo sistemico. Lui voleva una repubblica presidenziale, cambiare la costituzione. Renzi non fa nulla di questo, sposta il potere dalla parte dell’esecutivo e di se stesso.  Ha creato il partito della nazione, un partito ‘pigliatutto’. Da quando ha vinto le primarie, pensa che il partito è suo”.

“Prima ancora della crisi della democrazia rappresentativa, è la crisi della capacità di governare che sta danneggiando l’Italia”, contesta Mineo, che prosegue: “Ci sono un sacco di leggi che vengono approvate e poi non vengono applicate. Con il governo Renzi abbiamo tantissime promesse e pochi fatti”. Infine sull’ascesa della leadership di Matteo Salvini: “E’ figlio di Matteo Renzi e di un bipolarismo mediatico finto. Tutti voterebbero Renzi rispetto a Salvini perché gli italiani sono conservatori”.

 

GM