Papa Francesco: Gesù uomo della periferia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:38
Papa Francesco (AFP/Getty Images)
Papa Francesco (AFP/Getty Images)

Intervenendo nell’Aula Paolo VI in Vaticano i partecipanti al Convegno Missionario Nazionale della Chiesa in Italia, Papa Francesco ha invitato: “I poveri sono i compagni di viaggio di una Chiesa in uscita, perché sono i primi che essa incontra. I poveri sono anche i vostri evangelizzatori, perché vi indicano quelle periferie dove il Vangelo deve essere ancora proclamato e vissuto”. Per il Pontefice, la Chiesa “non ha paura di incontrare, di scoprire le novità, di parlare della gioia del Vangelo” a tutti, senza distinzioni, “ma senza forzare”.

Quindi Papa Francesco ha proseguito: “La missione è compito di tutti i cristiani, non solo di alcuni. E’ compito anche dei bambini. Nelle opere missionarie pontificie, i piccoli gesti dei bambini educano alla missione”. Quindi ha esortato: “La Chiesa italiana ha dato numerosi sacerdoti e laici fidei donum, che scelgono di spendere la vita per edificare la Chiesa nelle periferie del mondo, tra i poveri e i lontani. Questo è un dono per la Chiesa universale e per i popoli. Vi esorto a non lasciarvi rubare la speranza e il sogno di cambiare il mondo con il Vangelo, con il lievito del Vangelo, cominciando dalle periferie umane ed esistenziali”.

Così ha descritto poi la figura di Gesù, Papa Francesco: “Fu un uomo della periferia, di quella Galilea lontana dai centri di potere dell’Impero romano e da Gerusalemme. Incontrò poveri, malati, indemoniati, peccatori, prostitute, radunando attorno a sé un piccolo numero di discepoli e alcune donne che lo ascoltavano e lo servivano. Eppure la sua parola è stata l’inizio di una svolta nella storia, l’inizio di una rivoluzione spirituale e umana, la buona notizia di un Signore morto e risorto per noi”.

Non si resti indifferenti alla miseria

Per questo motivo, occorre “superare la tentazione di parlarci tra noi dimenticando i tanti che aspettano da noi una parola di misericordia, di consolazione, di speranza” e non rimanere “indifferenti alla miseria, alla guerra, alla violenza delle nostre città, all’abbandono degli anziani, all’anonimato di tanta gente bisognosa e alla distanza dai piccoli” e anche “non tollerare che nelle nostre città cristiane ci siano tanti bambini che non sappiano farsi il segno della croce”.

Infine ancora un pensiero alla situazione in Medioriente: “Ho incontrato nei giorni scorsi vescovi del Medio Oriente, anche parroci delle città più attaccate dalla guerra in Medio Oriente erano gioiosi nel servizio a questa gente. Soffrivano per quello che succedeva, ma avevano la gioia del Vangelo”.

 

GM