Ast: mercoledì un altro capitolo della trattativa al Mise. Scioperi verso la conclusione

Operai Ast (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Operai Ast (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Si dovrà ancora attendere per vedere una soluzione alla lunghissima vertenza tra le Acciaierie Speciali Terni e i suoi lavoratori. Almeno fino a mercoledì 26, giorno in cui riprenderanno i negoziati al Ministero per lo Sviluppo Economico e nel quale, come stabilito oggi dall’assemblea delle Rsu dello stabilimento, i lavoratori riprenderanno gradualmente le attività nell’impianto siderurgico. Fino a quel giorno, però, gli scioperi e i presidi continueranno, e non è escluso che, a seconda di come procederanno le trattative, si possano ulteriormente estendere.

Gli operai hanno dunque deciso di ascoltare l’appello del governo, in particolare del sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, che ieri ha chiesto la sospensione delle agitazioni proprio in vista della ripresa dei negoziati, tutti si augurano con una svolta positiva. Anche Poletti, sabato, è intervenuto spiegando: “Quando c’è una trattativa in corso ci sono le possibilità che le cose si risolvano positivamente e mi auguro che il prossimo passaggio sia quello cruciale”.

La nota congiunta della Rsu del Gruppo Acciai Speciali Terni e delle Segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uil, Fismic e Ugl, spiega che la decisione è “ragionata esclusivamente dalle Organizzazioni sindacali metalmeccaniche insieme alle Rsu come atto di responsabilità rispetto alla ripresa del negoziato. La rimodulazione (degli scioperi, ndr), discussa e approfondita attentamente, condivisa dalla Rsu dal confronto con i lavoratori non è stato possibile organizzarla prima della giornata di mercoledì 26 novembre. La decisione di non procedere a modifiche prima del 26 novembre nasce anche in ragione del Comunicato aziendale affisso alle portinerie e pubblicato sui quotidiani locali, considerato elemento di disturbo e di ulteriore frizione tra i lavoratori manifestatosi nell’andamento della stessa assemblea di giovedì”.

Anche il presidente di Confindustria Umbria, Stefano Neri, che nei giorni scorsi era intervenuto con toni minacciosi nei confronti dei lavoratori, ha invitato a dire “basta alle guerre di trincea” e ha ricordato i danni che le agitazioni hanno causato alla produzione e all’indotto, che occupano in totale circa 1200 persone. I punti su cui l’azienda è andata parzialmente incontro alle richieste emerse durante l’estenuante trattativa sono stati: investimenti nel prossimo quadriennio da 170 milioni, con il trasferimento della linea a freddo a Torino, produzione di almeno un milione di tonnellate di acciaio fuso, ottenuta con entrambi i forni attivi, e riduzione del numero degli esuberi. In particolare, alla data del 17 luglio, quando è stato presentato il piano industriale dalla controllante Thyssenkrupp, ne erano previsti circa 550, scesi a 291 – dei quali 160, secondo Ast, hanno già firmato per l’esodo incentivato e altri 40 hanno dato adesione per l’uscita. La stessa Teresa Bellanova ha spiegato che al tavolo al Mise “lavoriamo perchè non ci sia nessun licenziamento forzoso ma solo uscite volontarie nei prossimi 24 mesi con incentivi”.

Ap