Bundesbank contro l’acquisto dei titoli di Stato dalla Bce

Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (DANIEL ROLAND/AFP/GettyImages)
Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (DANIEL ROLAND/AFP/GettyImages)

La Bundesbank frena la Bce. Come era immaginabile, il falco Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la Banca centrale tedesca, si oppone ad un nuovo massiccio acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea, rilevando la presenza di grossi ostacoli all’operazione. Venerdì scorso, il presidente della Bce Mario Draghi aveva annunciato nuove misure non convenzionali da parte dell’istituto di Francoforte, aprendo a nuovi acquisti di titoli di Stato dei Paesi europei per affrontare “la situazione sempre più difficile dell’inflazione nell’Eurozona”, oltre alla bassa crescita. Draghi aveva fatto esplicitamente riferimento al cosiddetto “quantitative easing“, la politica monetaria di immissione di ingenti quantitativi di liquidità nel mercato a cui hanno già fatto ampio ricorso Stati Uniti e Giappone per contrastare la crisi economica. Anche se, va detto, il Giappone non ha avuto grande successo, visto la nuova recessione in cui è ricaduto il Paese.

Proprio la situazione giapponese deve aver dato manforte ai rigoristi tedeschi, che da tempo si oppongono a qualunque allentamento nella politica monetaria, nonostante il quadro economico europeo sia peggiorato e l’inflazione continui ad essere troppo bassa e lo sarà a lungo. I Saggi dell’economia tedesca avevano chiesto alla Bce di evitare l’espansione di bilancio, almeno fino a quando “la deflazione non sarà una realtà dell’Eurozona, non solo una previsione”, ignorando completamente la reale situazione e l’allarme lanciato sull’economia europea dall’Ocse. I consiglieri economici del governo tedesco avevano perfino criticato le nuove misure economiche di Angela Merkel, concordate nella Grosse Koalition con i socialisti, sul salario minimo garantito e alcune agevolazioni in tema di pensioni, in quanto ritenute troppo espansive.

Weidmann conferma la linea dei professori di economia tedeschi e invita i governi europei a concentrarsi ed impegnarsi sulle riforme per la crescita economica piuttosto che pensare di intervenire con il quantitative easing. Sembra una sorta di disco rotto, che ritorna di continuo sulla stessa traccia, senza rendersi conto, evidentemente, della difficile situazione dell’economia europea, con una ripresa che non decolla, una disoccupazione ancora troppo alta e ormai di lunga durata che rischia di travolgere la stabilità sociale e dare fuoco agli estremismi, arrivando a mettere in pericolo la pace sociale in Europa, come ha avvertito anche l’agenzia di rating Standard&Poor’s.

Valeria Bellagamba