Scenari post-voto, i 5 Stelle si interrogano

Il logo del M5S (Getty Images)
Il logo del M5S (Getty Images)

Cinque consiglieri eletti in Emilia-Romagna e il 5% sfiorato per una manciata di voti in Calabria: nonostante tutto, il Movimento 5 Stelle ha superato le attese della vigilia del voto, che prevedevano percentuali pari, in entrambe le regioni, a qualche punto percentuale in meno. Il risultato elettorale apre però la riflessione interna, con il sindaco della Parma a 5 Stelle, Federico Pizzarotti, che intervistato da ‘Il Corriere della Sera’ afferma: “Beppe Grillo dice che l’ astensionismo non ha colpito il Movimento? Dire che abbiamo preso gli stessi voti del 2010 o poco più vuole dire accontentarsi”.

“Nel panorama complessivo, con tutte le attenuanti del caso, è evidente che siamo scesi al 13%: l’astensionismo ha penalizzato anche noi”, aggiunge Pizzarotti, chiedendosi se non sia “il caso di interrogarsi in modo serio una volta per tutte. Dopo le Europee avevamo detto di fare autocritica, ma poi non è stato così. Ora serve un percorso condiviso”. Rispetto a Grillo poco presente in campagna elettorale, il primo cittadino di Parma sostiene che un maggior presenzialismo del leader nazionale “avrebbe spostato certamente – non so quanto parlando di percentuali – ma non tanto da raccogliere tutto lo scontento di chi ha preferito disertare le urne”. Di certo, avrebbe potuto contribuire – ci permettiamo di aggiungere – al superamento del 5% in Calabria.

Evidenzia ancora Pizzarotti: “Gli italiani sono stanchi e questa cosa non è da imputare a nessuno in particolare. Forse se la loro risposta è non andare alle urne, bisogna chiedersi quale sia il messaggio che il Movimento sta dando, per riformularlo. C’è anche chi è riuscito a interloquire con le persone: la Lega, per esempio, ha colto un risultato inaspettato in Emilia-Romagna”. Sotto accusa, infine, le espulsioni, soprattutto se “inspiegabili”, che pesano “sulla voglia di partecipare, possono scoraggiare chi vuole avvicinarsi attivamente”.

La sfida di Di Maio

“I cittadini non percepiscono più l’utilità delle democrazia. Io li capisco”, questa la lettura che dà – in un’intervista a ‘Radio Città Futura’ – il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, da molti considerato il leader “in pectore” del Movimento 5 Stelle, il quale sottolinea: “Un anno e mezzo fa, gli elettori Pd hanno votato per Bersani e si sono ritrovati Letta alleato di Berlusconi e poi Renzi che va al Nazareno con Berlusconi. Ma che serietà è questa?”. Di Maio ne ha anche per il sindaco di Bondeno, Alan Fabbri, candidato della Lega con l’appoggio di Forza Italie e Fratelli d’Italia a governatore in Emilia-Romagna: “Stamattina si è andato a dimettere, tornerà a fare il sindaco, che serietà è”.

Di Maio lancia poi la sua sfida: “Far capire con esempi e fatti concreti che la democrazia serve ancora a qualcosa. L’unico modo è fare fatti concreti e noi siamo quelli che con 10 milioni di euro fanno partire 100 imprese per ragazzi disoccupati in Italia, ciò vale più di qualunque percentuale”. L’esponente pentastellato conclude: “Impegniamo pochissimo in strategie di comunicazione. Forse dobbiamo comunicare meglio ciò che facciamo, ma io credo che sia il meccanismo comunicativo che deve cambiare. C’è gente affetta da ‘chiacchierite’ che sta ogni giorno in tv: i cittadini non ne possono più”.

 

GM