Bankitalia: giù gli stipendi dei dirigenti, ma non abbastanza

Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia (Alastair Grant - WPA Pool / Getty Images)
Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia (Alastair Grant – WPA Pool / Getty Images)

La Banca d’Italia decide di non prestare troppa attenzione al provvedimento del Governo sulla riduzione degli stipendi dei manager pubblici. Finora è stato predisposto un taglio non ancora sufficiente per rientrare nel limite dei 240 mila euro annui stabiliti dall’esecutivo, anche se si sono effettivamente fatti dei passi avanti a favore dell’austerità nei compensi. Il Consiglio superiore della Banca nazionale ha stabilito ieri i nuovi tetti per i propri dirigenti, a cominciare dal suo Governatore Ignazio Visco: per lui la remunerazione lorda è scesa da 495 mila a 450 mila euro. Il direttore generale si è visto ridurre a 400 mila euro, da 450 mila, il compenso annuo, mentre i tre vicedirettori generali sono rimasti alla cifra invariata di 315 mila euro. Le nuove decurtazioni sarebbero dovute entrare in vigore a partire dal rinnovo dei vertici, ma i dirigenti attuali hanno deciso di adeguarvisi.

Negli ultimi 3 anni Visco ha visto ridotto il proprio compenso annuo da 758 mila euro agli attuali 450 mila, in virtù di una “non-influenzabilità” delle Banche centrali nella gestione del personale, quella rivendicata dal presidente Bce, Mario Draghi. Prima ancora è stato il decreto Competitività a riconoscere questa facoltà a Bankitalia, anche considerando che gli stipendi non sono pagati con soldi pubblici. La richiesta, comunque, era quella di portare avanti tagli “in linea con i principi” di sacrificio disposti per tutti i dirigenti statali.

La stessa autonomia è stata ribadita in un documento di sei pagine approvato dal Consiglio superiore della Banca d’Italia a fine ottobre: in esso si rimanda al Trattato sul Funzionamento della Ue, che dispone l’indipendenza finanziaria delle Banche centrali.

Da parte sua, l’organo decisionale di Bankitalia ha verificato che nessun altro, esclusi i membri del Direttorio, percepisce una somma superiore al tetto di 240 mila euro annui, fermandosi al limite dei 217 mila. Inoltre, il Consiglio ha sostenuto la volontà, con questi stipendi, di attrarre “i migliori giovani che si affacciano al mondo del lavoro”, ai quali vanno offerte “retribuzioni competitive su scala internazionale, pena una perdita di autorevolezza all’interno dell’Eurosistema.

Facendo inoltre un raffronto con gli altri dirigenti delle Banche centrali, emergono differenze minime: in particolare, Germania e Francia riservano un trattamento simile ai membri del Direttorio, con la differenza che questi non sono gravati da ulteriori responsabilità. Circostanza diversa invece per quanto riguarda i rappresentanti italiani, a cui, ad esempio, spetta la gestione anche dell’Autorità di vigilanza sulle assicurazioni (Ivass).

Ap