La misteriosa scomparsa che imbarazza il deputato Pd

Partito Democratico (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Partito Democratico (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Sulla sparizione di Alfredo Guagnelli, ex braccio destro del deputato Pd Marco Di Stefano, a sua volta al centro di un’inchiesta per un presunto giro di mazzette che sarebbero state pagate dai costruttori Antonio e Daniele Pulcini per affittare due loro immobili all’Eur a “Lazio service”, società controllata della Regione Lazio, si indaga per omicidio volontario. A confermarlo, in queste ore, la procura di Roma, che sottolinea come il caso sia seguito in prima persona dal procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone.

Secondo la ricostruzione dei fatti, Guagnelli è sparito dalla circolazione la sera dell’8 ottobre 2009, l’ultimo a vederlo è Di Stefano, in quel momento assessore all’Istruzione della Regione Lazio, guidata da Piero Marrazzo. Il caso arriva a ‘Chi l’ha visto?’ e l’esponente democratico, che arriva dalle file dei centristi del Ccd e dell’Udeur, ma che Francesco Storace si è recentemente vantato di aver scartato dal Msi romano, disse di ritenere che Guagnelli fosse da qualche parte a divertirsi.

Non solo. Di Stefano ha spiegato che quello che viene ritenuto il suo ex tuttofare, in realtà “non è mai stato un mio assistente o collaboratore, ma un semplice amico con cui condividevo esclusivamente momenti di vita privata e mai la mia attività politica. Non sono mai stato a conoscenza delle sue attività e dei suoi rapporti imprenditoriali e posso escludere categoricamente che sia stato mai coinvolto in vicende che potessero interessare la Regione Lazio”.

Il fratello di Guagnelli

Tutt’altra storia racconta Bruno Guagnelli, fratello dello scomparso, le cui dichiarazioni circa la sparizione del fratello hanno aperto la strada alle indagini per omicidio; secondo una ricostruzione che  emerge in queste ore, lo scomparso avrebbe ricevuto 300mila euro per mediare sulla trattativa riguardante gli immobili, secondo quanto scritto nelle carte dell’inchiesta, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso e nella qualità di assessore al Demanio e rappresentante dell’azionista unico Lazio Service, società partecipata al 100% dalla Regione Lazio, per compiere un atto contrario ai propri doveri” mise a punto e autorizzò “al solo fine di soddisfare gli interessi economici dell’imprenditore Antonio Pulcini la ricerca di una nuova sede” per la stessa società partecipata.

Che Alfredo Guagnelli fosse coinvolto nella compravendita sembrano confermarlo le parole di suo fratello, riportate nei giorni scorsi da ‘Il Messaggero’: “Mio fratello mi disse, ridendo, che Daniele Pulcini diceva sempre che l’assessore era un ladro, perché aveva preteso un milione e 800mila euro per il buon esito di un affitto o di un acquisto di un palazzo di cui aveva bisogno la Regione Lazio nel 2009”.

Il socio di Guagnelli

Dei rapporti tra Guagnelli e Di Stefano ha parlato anche, intervistato a ‘La Repubblica’, uno dei soci dell’uomo scomparso nel nulla cinque anni fa, Alessandro Innocenzi, che ha parlato di cene alla presenze dell’allora assessore, che descrive come “un vero democristiano, un politico di quelli con il fiuto per gli affari. Quando si è separato con la moglie, ha organizzato anche qualche festa in casa sua. Poi, sempre assieme ad Alfredo, ho incontrato anche altri politici e diversi imprenditori. Qualcuno di loro ci ha pure raggiunto in vacanza ai Caraibi con tutta la famiglia”.

Innocenzi, convinto anch’egli di un allontanamento volontario, ricorda anche di uno strano episodio, avvenuto a Montecarlo tempo prima della scomparsa: “Sono tornato in hotel, ho aperto la porta e il tavolo era pieno di mazzette di banconote viola, quelle da 500 euro. Alfredo non aveva certo problemi di liquidità in quel momento, ogni sera spendeva migliaia di euro. Ma quelli erano comunque tanti soldi, davvero tanti. Comunque non ne ho mai saputo la provenienza, ne ho chiesto a cosa servissero o a chi fossero destinati. Ancora oggi sono curioso di sapere cosa ci fosse dietro a quella somma”.

Le smentite del deputato Pd

Nelle vicenda, infine, spuntano conti sospetti aperti a Ginevra, che sarebbero riconducibili a Di Stefano; ma il deputato Pd, nel frattempo autosospesosi dal partito, ha replicato a queste accuse: “Rimango allibito da quanto riportato da alcuni quotidiani in merito a miei presunti viaggi a Ginevra; è una città in cui non sono mai stato nella mia vita nè tanto meno corrispondono a realtà le ricostruzioni giornalistiche che parlano di tangenti nascoste in valigette scortate da miei amici poliziotti”. Ribadita inoltre la propria “estraneità a festini hard, di cui avrebbe parlato la mia ex moglie ai pm, secondo quanto riportato da alcuni giornali, così come il mio non avere nulla a che fare con tangenti o altro che possa riferirsi a palazzi in affitto o all’Enpam. Quello che sta emergendo da alcune settimane sui giornali delinea un quadro non veritieri”.

 

GM