Napoli: sgominata banda di contraffazione di euro, distribuiti anche all’estero

Totò e la Banda degli Onesti (screen shot video youtube)
Totò e la Banda degli Onesti (screen shot video youtube)

I tempi sono cambiati ma l’arte della contraffazione delle banconote riporta sempre alla mente la straordinaria pellicola del 1956, intitolata “La banda degli onesti” e diretta da Camillo Mastrocinque, con Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia, alias il ragioniere Casoria, il tipografo Giuseppe Lo Turco e il pittore Cardone nel momento in cui fanno alla conta per chi dovrà andare a testare la banconota falsa appena coniata.
Come allora, ancora oggi la capitale partenopea vanta di un primato anche se al “negativo” in quanto è stato individuato un gruppo di falsari che arrivava a produrre il 90% degli euro falsi al mondo ed era conosciuto in tutta Europa, tanto che la sigla era nota anche ad Europol e alle forze di polizia di alcuni Paesi europei.
Si tratta di un banda di falsari sopranominata il Napoli Group e che raccoglie varie sigle campane e che era ben strutturata diversificando nella regione i luoghi di falsificazione e di distribuzione.

Arresti

Dopo una lunga indagine avviata nel 2012 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dai pm di Santa Maria Capua Vetere, la banda è stata sgominata dai carabinieri e il gip ha emesso 29 provvedimenti di custodia in carcere, mentre per altri 10 indagati sono stati emessi gli arresti domiciliari,  per altre 12 persone vi è un provvedimento di divieto di dimora e infine per altri 5 l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Trenta persone sono state arrestate in flagranza di reato, tra cui addirittura uno degli indagati con cento banconote false da venti euro, che era agli arresti domiciliari con permesso di assentarsi dalle 8 alle 11 nei giorni feriali.
Inoltre, tra le persone destinatarie di divieto di dimora vi è Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna – vittima di abusi, morta il 24 giugno scorso dopo essere caduta nel vuoto a Caivano.

La donna avrebbe acquistato banconote contraffatte da Giuseppe Manzo, un altro abitante del parco Verde di Caivano arrestato durante l’operazione per poi rivenderle ad altri acquirenti o spenderle nei negozi e nei supermercati.

Indagini

Durante le indagini gli inquirenti hanno localizzato i canali di distribuzioni e le stamperie clandestine.  Come ha riferito il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo, oltre alla contraffazione e lo smercio di banconote false, vi era anche quella di valori da bollo.
La distribuzione riguardava le province di Torino, Bologna, Foggia, Genova, Milano, Cassino, in Sicilia e in Calabria ma anche all’estero dove le banconote false arrivavano attraverso una raccomandata postale.  Tra le stamperie illegali, ve ne era una a Napoli con dei macchinari di stampa Offset “specializzata in banconote”, che secondo le stime avrebbe prodotto diversi milioni, un’altra a Gallicano, nel Lazio, che produceva soprattutto monete da uno ai due euro false, mentre ad Arzano, nel Napoletano, venivano confezionate marche da bollo telematiche e “Gratta e vinci” falsi.

Secondo gli inquirenti, lo smercio delle banconote avveniva nella maggior parte dei casi in luoghi molto frequentati, come anche i mercatini, fiere e sagre di paese.
In base alle intercettazioni la merce falsificata aveva dei nomi in codice che spaziavano dal cosariello, ambasciata, l’americano (per i dollari), cartolina, pavimenti, scarpe e gnocchi per indicare le monete.

Per  gli inquirenti si trattava di prodotti “di alta qualità”, tanto che non mancano elementi curiosi come la banconota da 300 euro spacciata in Germania.

C.D.