Usa, seconda notte di proteste

Ferguson proteste
Agenti della polizia a Ferguson (Scott Olson/Getty Images)

Non si placano i disordini che attraversano gli Usa da costa a costa dopo la sentenza del Gran Giurì della contea di St. Louis, Missouri, sulla morte del giovane afroamericano Mike Brown, avvenuta a Ferguson lo scorso 9 agosto. L’agente Darren Wilson, l’agente che ha esploso le pallottole che hanno ucciso il giovane Brown, non sarà incriminato: la sua fu legittima difesa. Per la seconda notte di seguito, dopo l’annuncio della sentenza arrivata lunedì sera, gli Stati Uniti sono stati messi a ferro e fuoco da migliaia di manifestanti, sia neri sia bianchi, che hanno bloccato i punti nevralgici delle maggiori città americane. Oltre a Ferguson (qui le manifestazioni sono state presidiate da duemila agenti della guardia nazionale), Chicago, Seattle San Francisco, ma anche New York, Philadelphia, Minneapolis, Washington, Atlanta: i sit-in dei manifestanti hanno bloccato ponti, strade, tunnel. Numerosi gli scontri con le forze dell’ordine che hanno già portato ad alcuni arresti. Dopo la sentenza, il presidente Barack Obama aveva invitato le forze dell’ordine a usare moderazione, ma aveva anche ricordato ai cittadini che in uno stato di diritto le sentenze vanno rispettate. In seguito ai tafferugli della seconda notte ha cercato di rincarare la dose: “Non mi piacciono i violenti – ha perentoriamente affermato il presidente – dare fuoco a edifici, bruciare auto e distruggere proprietà sono reati che vanno perseguiti”. Vista la portata delle manifestazioni, è evidente che la questione di Ferguson è diventato un pretesto per l’esplosione di un tema sotterraneo, e neanche tanto, della società civile americana: le relazioni razziali e la fiducia di alcune etnie nei trattamenti ricevuti dalle forze dell’ordine. Non solo, il dibattito si allarga a disuguaglianza, disparità economica, emarginati in genere, tra cui anche bianchi. La società americana potrà, e dovrà, cogliere l’occasione di ridefinire i propri meccanismi. Intanto, l’agente Darren Wilson ha rilasciato le sue prime dichiarazioni all’emittente Abc: “Mi dispiace per la perdita di una vita, ma ho fatto solo il mio dovere e ho la coscienza pulita”. Le versioni dei fatti su quanto accaduto il 9 agosto, però, anche dopo la sentenza, restano ancora discordanti.

C.M.