Cartellino rosso (JUAN MABROMATA/AFP/Getty Images)

Cartellino rosso (JUAN MABROMATA/AFP/Getty Images)

15 maggio 2011: derby di Puglia tra Bari e Lecce. Una delle sfide ritenute più a rischio, anche per l’accesa rivalità tra le due tifoserie. La partita finì due a zero, consentendo praticamente ai salentini di salvarsi. Nel mezzo, un clamoroso autogol del difensore Andrea Masiello. Quel risultato, in realtà, fu frutto di una combine sportiva, tant’è che nelle scorse ore è arrivata la sentenza di condanna a un anno e mezzo per Pierandrea Semeraro, ex presidente del Lecce, e l’imprenditore leccese Carlo Quarta, mentre nove mesi sono stati comminati a un amico del difensore barese, Marcello Di Lorenzo.

In un’altra tranche del processo, avevano in precedenza patteggiato la pena Masiello e altri due coimputati: Gianni Carella e Fabio Giacobbe. Ma il giudice del Tribunale di Bari Valeria Spagnoletti, che ha pronunciato la sentenza, ha anche dato ragione a 260 tifosi, 170 leccesi e 90 baresi, che si erano costituiti parte civile e che ora riceveranno quattrocento euro a testa come riconoscimento economico per il danno subito. Si tratta di una sentenza storica, un unicum nella ormai ultracentenaria vita del calcio italiano.

Interpellato dal portale ‘Lecceprima’, Francesco Calabro, uno dei legali di parte civile che hanno assistito i tifosi salentini, esulta per la portata della sentenza: “Stabilisce finalmente il principio per cui la frode sportiva ha un costo. Esiste cioè un interesse qualificato dei tifosi che è degno di risarcimento. E’ stata inoltre accertata una volta per tutte che c’è stata un’offerta per modificare l’esito della partita e che il fatto che questa sia stata alterata o meno non ha alcuna valenza dal punto di vista dell’ordinamento penale così come non lo ha avuto per quello sportivo”.

 

GM

Video dell’autogol di Masiello