Sulcis, clamorosa protesta delle ex minatrici

Minatori (Ian Forsyth/Getty Images)
Minatori (Ian Forsyth/Getty Images)

Una clamorosa protesta è stata inscenata in queste ore da una trentina di minatrici dell’ex Igea, che hanno occupato due gallerie di una delle cave della miniera, nella regione carbonifera di Iglesias, mentre altri operai si sono impossessati delle pompe d’acqua che evitano l’allagamento delle gallerie e allo stesso tempo riforniscono i potabilizzatori che forniscono acqua alla città. A dare notizia di questa clamorosa occupazione, l’ex presidente della Regione Sardegna, Mauro Pili, attualmente deputato del gruppo misto e leader della formazione indipendentista Unidos.

Scrive Pili su Facebook: “La tensione è alle stelle. L’operazione è stata decisa durante la notte dopo che la Regione aveva ancora una volta disatteso qualsiasi tipo di impegno non solo al pagamento degli stipendi arretrati dei lavoratori ma anche la presentazione di un serio piano di rilancio. L’occupazione della Galleria di Villa Marina a Monteponi non ha precedenti nella storia mineraria. Non era mai capitato che sole donne occupassero una miniera. Si tratta di un’azione di protesta senza precedenti”.

Intanto, in una nota i lavoratori e le lavoratrici spiegano il senso di questa protesta: “Dopo l’ennesimo venir meno agli impegni assunti da parte della Regione Sardegna, azionista unico dell’azienda di risolvere la grave crisi economica-finanziaria e strutturale che da oltre un anno affligge la società, abbiamo deciso di manifestare la nostra rabbia, disagio e disappunto con l’occupazione della Galleria”.

Prosegue la nota: “Tale azione apparentemente simbolica ha lo scopo di pretendere che l’azionista, quanto prima, assuma le proprie responsabilità con atti finalmente concreti finalizzati al rilancio aziendale. L’iniziativa da parte delle donne nasce dalla volontà di volere far emergere le difficoltà che quotidianamente si trovano ad affrontare come madri, compagne mogli e lavoratrici sfatando il luogo comune secondo cui alle donne tradizionalmente era precluso l’accesso al sottosuolo”.

 

GM