Quirinale: Amato finisce la corsa prima di iniziare

Quirinale  Giuliano Amato
Giuliano Amato (Andreas Solaro/Getty Images)

Una candidatura, quello di Giuliano Amato, che sembra sfumare a poche ore dall’endorsment di Silvio Berlusconi al Corriere della Sera. Il giurista, secondo il leader di Forza Italia avrebbe le qualità per rivestire la carica di Capo dello Stato: « serve un candidato al Quirinale che per storia, prestigio, personalità ed equilibrio, attiri il voto convinto dei grandi elettori. Serve un presidente della Repubblica che rappresenti il popolo italiano. Serve un presidente della Repubblica di tutti gli italiani». Se queste parole avevano l’intenzione di dare il via alla corsa il colpo di pistola sembra aver colpito a morte il fantino. «I nomi si fanno per sostenerli o per bruciarli. È sempre la stessa storia dal 1955» e’ stato il commento del premier oggi su Repubblica. Una mossa in apparenza azzardata quella del leader di Forza Italia, complicata dall’idea di Berlusconi di anteporre l’elezione del Capo dello Stato al varo della riforma elettorale. Non c’è voluto molto per comprendere che la trama sul cammino delle riforme si sta ingarbugliano e che il rischio è di trovarsi a breve a dover districare un nodo gordiano.

Il commento di Angelino Alfano

«L’elezione del Presidente non va messa nel mezzo di una polemica su legge elettorale e riforme costituzionali – ha commentato il Ministro dell’interno Angelino Alfano – a meno di non correre due rischi: invadere ruolo e prerogative di Napolitano, che è attualmente in carica e nel pieno dei suoi poteri, ed esporre il futuro candidato a un negoziato in corso – quello sulla legge elettorale che attende il voto dell’aula il 16 dicembre Ndr – che con la sua elezione non c’entra per nulla». Nessun negoziato, dunque. «Non apro una discussione finché il Capo dello Stato è al suo posto» ha ribadito il permier. Ma è solo un’apparenza perché sa benissimo che Giorgio Napolitano starà “al suo posto” ancora per poche settimane. Rimarrà al Quirinale fino alla prima metà di gennaio, o poco oltre. I grandi elettori sanno che nell’ultima decade di gennaio doveranno vedersi per decidere la successione. Ma che si sentano e si vedano già ora è dato per scontato. Un’indiscrezione sussurrata dal Foglio sembra la conferma di una certezza: il Capo dello Stato avrebbe comunicato ai presidenti di Camera e Senato di non poter presenziare il 27 gennaio ad una cerimonia di commemorazione per l’Olocausto. Ecco allora che il nome di «garanzia»fatto da Berlusconi  abbia rappresentato, più che una candidatura, il segnale che la trattativa era aperta. In questa prospettiva Amato è un’avanguardia sacrificata da subito per smuovere le acque e nascondere il vero candidato di FI. Renzi una una strategia solo apparentemente diversa «Io ho un unico nome: Giorgio Napolitano. Non apro una discussione finché il capo dello Stato è al suo posto». Il premier gioca la carta della correttezza istituzionale, ma è già seduto al tavolo delle trattative: la “carta” Amato è parte del gioco, lo sabnissimo il premier. Come sa che al tavolo non ci sono solo lui e Silvio.

Il “no” di Matteo Salvini

C’è anche l’altro, di Matteo, che su Amato chiude subito: «È l’ultimo uomo sulla faccia della Terra che voterei come presidente della Repubblica. Anzi, se fosse l’ultimo non lo voterei» ha detto il leader della Lega. E al tavolo c’è anche Raffaele Fitto forte di quasi 40 parlamentari  – o forse molto di più perché nel segreto dell’urna gli schieramenti si trasformano e i candidati muoiono: ne sa qualcosa Romano Prodi. Gli uomini dell’ex governatore della Puglia cercano un presidente che non sciolga le Camere, perché l’implosione del centrodestra emersa dalle Regionale trasformerebbe le lezioni anticipate in un bagno si sangue. Al punto che pur di scongiurare il voto una parte di loro accetterebbe perfino Prodi al Quirinale , come se le divergenze con Silvio non fossero abbastanza. Per quanto tenti di giocare a carte coperte la strategia di Renzi su questo passaggio cruciale sembra, ancora una volta, giocata sull’azzardo: usare una legge elettorale a lui favorevole per andare al voto nel caso non passasse il suo candidato per il Colle. E, nel caso in cui l’Italicum fosse approvato secondo calendario, molti sono pronti a giurare sulla principale caratteristica che dovrà avere il Presidente voluto dal premier: la disponibilità a scogliere le Camere per andare al voto con una legge fatta su misura per Matteo. Non proprio quello che vuole Silvio: la “candidatura” di Amato è servita al leader di Forza Italia per chiarire anche questo.

ADB