“Mommy”: recensione

MOM-sac-100x140 def lowIl film vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes, Mommy, sta per sbarcare in Italia.

La pellicola è distribuita da Goodfilms e uscirà nelle sale, domani 4 dicembre. È diretta da Xavier Dolan, e nel cast troviamo Anne Dorval, Antoine Oliver Pilon e Suzanne Clément.

La trama è fitta di colpi al cuore e vede Diane (Anne Dorval), un’esuberante giovane mamma vedova, costretta a prendere in custodia a tempo pieno suo figlio Steve (Antoine Oliver Pilon), un turbolento quindicenne affetto dalla sindrome da deficit di attenzione. Steve non è semplicemente malato: ha un’iperattività che sconfina nella violenza e nella morbosità patologica. E mentre cercheranno di far quadrare i conti, affrontandosi e discutendo tra urla e liti furibonde, Kyla (Suzanne Clément), la nuova vicina del quartiere, remissiva e balbuziente, offrirà loro il suo aiuto e, insieme, troveranno un nuovo equilibrio.​ E alla loro stravaganza ed esuberanza, proprio Kyla opporrà una grazia commovente, tant’è che i suoi piani muti sono teneri, viscerali, intensi.

Di fatto, la disperazione, l’amore e la speranza sono il vero cardine di questo film meraviglioso. Nelle inquadrature strette i protagonisti si dimenano, crescono, ingiuriano, gridano e scappano. Infatti, il giovane e talentuoso Xavier Dolan, realizza Mommy, la sua quinta opera, con il formato d’immagine 1:1, ovvero un’immagine quadrata ispirata alla fotografia. E non si tratta di un mero estro artistico, bensì dalla voglia di inquadrare i protagonisti con i loro vizi e virtù, con il loro mondo ristretto, in cui la visione dello spettatore è, per forza di cose, limitata. L’occhio del pubblico può osservare i personaggi, le loro difficoltà quotidiane, le loro stranezze e il loro amore, ma non potrà mai osservarle per intero. È uno spettatore, un testimone oculare della loro soffocante esistenza. Non può e non deve intervenire. Può solo concentrarsi sui loro tic nervosi, sulle loro manie, sui loro ostacoli, sulle loro fughe, sulle loro insicurezze, sulle loro tensioni, come se fossero ritratti umani da guardare.

Così ad esempio, il pubblico nota Kyla, una bella donna che in seguito a un tragico evento si è allontanata dalla sua famiglia d’origine, ha smesso di insegnare e si è ritirata nel suo personale mondo, fatto di balbuzie improvvise e di lunghi silenzi. Si è letteralmente autoesclusa dal consorzio umano, eppure è alla disperata ricerca del contatto sociale. Vuole sentirsi viva. Ne ha bisogno. Proprio come Diane, affranta dagli episodi di violenza che suo figlio Steve sa compiere senza tanti indugi. Sono tutti personaggi dal cuore infranto. Sono tutti pieni d’amore. Infatti, Mommy è un inno alla sensibilità, all’amicizia, alle emozioni. Il trio di attori è formidabile e sa dare corpo e voce all’intera narrazione arricchendola di sfaccettature drammatiche, ma conferendole anche il giusto equilibrio. Le scelte musicali, poi, sono eccellenti (“Welcome to my life” dei Simple plan, “Vivo per lei” di Andrea Bocelli e Giorgia, “Young and beautiful” di Lana Del Rey) e la regia è decisamente impeccabile.

In sostanza, Xavier Dolan offre al pubblico un’opera originale, empia di vivida e somma levità che va dritto al cuore per la sua ricchezza d’immagini, il suo stile verbale rozzo, ma al contempo poetico, e per la sua freschezza disarmante.

Silvia Casini