Carcerazione preventiva, ok della Camera a modifiche

Carcere (MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)
Carcere (MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)

Prosegue l’iter parlamentare dei provvedimenti messi in campo dal governo Renzi, grazie soprattutto alla volontà del ministro Andrea Orlando, per realizzare un sistema di “giustizia giusta” più equo e razionale, anche se è quasi certo che le misure messe in campo creeranno non poche polemiche nell’opinione pubblica. E’ passata oggi in terza lettura alla Camera la riforma della carcerazione preventiva, che prevede in sostanza l’abolizione degli automatismi che oggi regolano l’applicazione della custodia cautelare nei penitenziari, in particolare per i detenuti in attesa di giudizio.

Sarà dunque il magistrato competente, qualora il provvedimento dovesse passare al Senato e divenire legge, a optare per la misura della custodia cautelare in carcere qualora risultino inadeguate le altre misure coercitive o interdittive, che potranno essere applicate in forma cumulativa. Sono esclusi da questa riforma i reati di mafia e di associazione terroristica, per i quali il carcere resta l’unica misura cautelare. A votare a favore del provvedimento sono stati 303 deputati, 21 no e 72 astenuti, compresa la componente pentastellata.

In dissenso con il gruppo di Forza Italia ha votato la deputata Gabriella Giammanco, che ha voluto rilasciare la seguente dichiarazione: “L’obbligatorietà della custodia cautelare preventiva per reati efferati come la violenza sessuale, di gruppo e l’omicidio non può essere messa in discussione. Il Governo Berlusconi aveva giustamente lavorato in questa direzione inserendo l’automatismo della carcerazione preventiva nel cosiddetto ‘Pacchetto sicurezza’. Non sono d’accordo con la sentenza della Consulta, che ha cancellato il lavoro fatto allora, né con quanto deciso in Aula dal Governo”.

Soddisfazione dal Pd

Di tutt’altro avviso la presidente della commissione della giustizia, Donatella Ferranti, deputata Pd, che loda “un atto di civiltà giuridica” e afferma che gli imputati potranno contare su maggiori garanzie “senza alcun cedimento nei confronti dei delitti di forte allarme sociale, dalla mafia alla violenza sessuale, dalle rapine allo stalking”. La Ferranti si augura poi un iter rapido al Senato “perché è indispensabile ripristinare una cultura delle cautele penali fondata sul rispetto dei principi costituzionali e sulla necessità di valutare, caso per caso e senza automatismi, le misure più idonee a garantire le esigenze cautelari in attesa del processo e della sentenza”.

Plauso anche dall’ex responsabile giustizia del Pd, Danilo Leva: “Siamo il secondo paese in Europa per l’uso della custodia cautelare che la lunghezza dei processi ha fatto diventare, di fatto, una pena preventiva”. Il membro della commissione giustizia ha voluto poi ricordare che “è la prima volta che parliamo di giustizia senza parlare di casi specifici, di vicende personali”.

 

GM