Rating S&P: la politica si interroga su cause e conseguenze

La sede di Standard & Poor's (EMMANUEL DUNAND/AFP/GettyImages)
La sede di Standard & Poor’s (EMMANUEL DUNAND/AFP/GettyImages)

Al centro del dibattito politico nel nostro Paese c’è oggi la scelta dell’agenzia di rating Standard&Poors di tagliare il merito di credito da BBB con outlook negativo a BBB – con outlook stabile, parlando dell’Italia come di “un Paese dalla ricorrente debolezza nel Pil reale e nominale e nella sua compromessa competitività”. Immediato era arrivato il giudizio di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Italia declassata da Standard & Poor’s. Adesso valiamo un misero BBB-. Ni non cavalchiamo, come fece la sinistra nella ormai famosa estate-autunno del 2011 la crisi, ma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza e spiegare al Paese i motivi di questi ripetuti disastri”.

Replica Matteo Colaninno del Pd: “Su Standard & Poor’s da Forza Italia arriva un attacco strumentale contro l’Italia prima ancora che al Governo. Le riforme che il Governo, insieme alla maggioranza, ha messo in campo dimostrano che il nostro Paese sta facendo sforzi straordinari per irrobustire il percorso di ritorno alla crescita all’interno di un contesto, quello dell’eurozona, che in questo momento vive una fase di stagnazione, come ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia”.

Colaninno ha aggiunto: “Sappiamo tutti che la situazione economica è complessa, che l’alta disoccupazione è il problema numero uno dell’Europa e che gli investimenti faticano a riprendere, ma l’atteggiamento di chi critica e nulla propone non aiuta il Paese. Il Jobs act e la legge di stabilità, al contrario, segnano un cambio di passo apprezzato anche dalla comunità internazionale e che presto dispiegherà i suoi benefici”.

Anche secondo quanto si apprende da fonti di governo, “la cosa positiva è che S&P vede elementi buoni nelle riforme strutturali ma non tali da compensare l’aumento del debito e risvegliare l’economia nel breve. Non è una bocciatura del Jobs act, anzi. Dicono che le riforme vanno bene ma che bisogna andare ancora più veloce”. Si fa in particolare riferimento al giudizio di S&P che evidenzia come “Renzi ha fatto alcuni progressi con il suo Jobs Act”, ma in ogni caso “non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine. Come conseguenza il già elevato tasso di disoccupazione, potrebbe peggiorare fino a che non arriverà una sostenibile ripresa economica”.

Non sottovalutare il giudizio

Nel Pd c’è però chi, come Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, lancia un avvertimento: “Il declassamento choc appena sopra il livello junk, del rating di Standard & Poor’s impone un’assunzione di responsabilità collettiva”. Prosegue il deputato lettiano: “Il tema principale per i mercati e le agenzie di rating resta la sostenibilità del debito e il ritardo sui servizi, la lentezza della giustizia e il perdurante alto cuneo fiscale”.

“Mi auguro che questo campanello di allarme non venga sottovalutato e che le forze politiche evitino di strumentalizzarlo” – ha sostenuto poi Boccia – “Mai come in questo momento serve remare tutti nella stessa direzione; un declassamento ulteriore potrebbe trascinare il Paese e l’intero sistema economico nel baratro. Ipotesi che va scongiurata ad ogni costo”.

Correre ai ripari

Nel Nuovo Centrodestra, Fabrizio Cicchitto rileva come “i rilievi avanzati da Standard and Poor’s evidentemente costituiscono un campanello d’allarme anche perche’ la bassa crescita e l’alto debito sono dei dati reali. Ciò però costituisce la conferma delle scelte politiche di fondo portate avanti dal governo. Esse pero’ vanno realizzate e non solo annunciate. Sono indispensabili drastici tagli alla spesa pubblica a partire dalle Partecipate degli enti locali e delle Regioni perché essi sono la condizione essenziale per riuscire contemporaneamente a tenere i conti in ordine e a ridurre la pressione fiscale”.

Il deputato di Scelta Civica, Gianfranco Librandi, membro della Commissione a Bilancio di Montecitorio, spiega invece: “Le riforme del mercato del lavoro, della scuola, della PA, del welfare e delle istituzioni hanno per definizione effetti nel medio-lungo periodo: su quelle stiamo lavorando bene, come ha riconosciuto anche Standard&Poor’s, e dobbiamo proseguire con sempre maggiore incisività”.

Per Librandi, “occorre una strategia coraggiosa e incisiva: un piano di privatizzazioni di almeno 100 miliardi di euro entro due anni, che coinvolga asset patrimoniali statali e soprattutto municipali. Le troppo vicende giudiziarie che coinvolgono la politica locale dimostrano che fare a meno di questi carrozzoni ha solo vantaggi. Ma per affrontare il problema del debito servono anche misure straordinarie e patriottiche, a cui molti italiani sarebbero a mio parere interessati: l’emissione di titoli di Stato a zero interessi e a zero spese per i risparmiatori”.

Conclude il parlamentare: “Un governo forte e credibile, che sta riformando l’Italia e abbattendo il debito, verrebbe ascoltato e capito dagli italiani se dicesse: ‘prestatemi a tasso zero, fatelo perché i vostri figli non vivano con il macigno del debito, in cambio potremo in pochi anni ridurre considerevolmente le tasse'”.

 

GM