Riforme: minoranza Pd pronta a lasciare la Commissione

Partito Democratico (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Partito Democratico (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

La frattura è nei fatti e non occorre che i componenti della minoranza Pd prendano ulteriori iniziative clamorose, dopo quanto sta avvenendo nelle ultime ore: prima sono riusciti a far passare un emendamento in Commissione affari costituzionali che abolisce nel nuovo Senato i cinque componenti di nomina del Presidente della Repubblica, poi sono stati duramente attaccati dai membri della maggioranza del partito, con più di qualcuno che ha minacciato un Assemblea Pd, prevista per domani, decisamente rovente.

Oggi arriva la mossa a sorpresa dei componenti della minoranza Pd, che chiedono di essere sostituiti come membri della Commissione, come peraltro già avvenuto qualche mese fa al Senato con Corradino Mineo: in pratica, i deputati democratici sottolineano di essere in dissenso con le riforme istituzionali volute dal governo Renzi, ma che non intendono mandarlo sotto. La scelta è stata presa al termine di una concitata riunione, a cui ha preso parte anche il capogruppo Roberto Speranza, nel sempre più difficile ruolo di mediatore.

Già prima, Giuseppe Lauricella, primo firmatario del contestato emendamento, aveva manifestato l’intenzione di protestare in maniera veemente contro la scelta di alcuni parlamentari di ripristinare la norma abolita con un emendamento presentato in Aula: “Se si intende sovvertire con arroganza ciò che non piace, allora in aula c’è il liberi tutti. O si rispettano tutte le scelte operate o le determinazioni parziali non valgono”.

Non solo, Lauricella ha anche presentato  un nuovo emendamento che riguarda le disposizioni finali della riforma e che prevede sostanzialmente la cessazione della carica di senatore a vita anche per chi è stato già nominato, nel momento in cui entra in vigore la riforma costituzionale. Ha sostenuto il deputato che ciò dovrebbe avvenire “per coerenza con la natura territoriale e gratuita del nuovo Senato che si intende adottare”.

“Non è tempo di imboscate”

Che nel Pd si respira un’aria di tensione e che la maggioranza del partito non sembra intenzionata a spegnere questi focolai lo si capisce anche dalle parole del vice di Renzi in segreteria nazionale, Lorenzo Guerini, il quale sostiene in un’intervista all’Huffington Post: “Non è più tempo per giocare, per mandare messaggi trasversali dentro il Pd. Non è più il tempo di imboscate o di immaginare rivincite congressuali. Domenica ci saranno una discussione e probabilmente un voto, sarà un momento di chiarezza dentro il partito”.

Ritiene Guerini che “l’assemblea di domenica debba e possa dare l’idea di un Pd consapevole della fase cruciale che stiamo vivendo. Abbiamo davanti una grande sfida di cambiamento e l’esigenza di dare risposte agli italiani e alla crisi. E uno scenario europeo che ci vede protagonisti di un confronto per indirizzare le politiche dell’Ue verso la crescita”. Esistono due Pd? Per Guerini no, “ma per per sbarazzarci di questa impressione bisogna affermare due principi: abbiamo alle spalle un congresso che ha definito una linea politica chiara, pur nel rispetto di una dialettica interna che va garantita; il secondo punto è che dobbiamo spingere con urgenza per un cambiamento del Paese che i cittadini ci hanno affidato alle europee”.

 

GM