“Mare d’inverno”: recensione

verasaniPrendete tre donne intorno ai cinquant’anni, qualche difetto fisico, un bel po’ di turbolenze amorose e un pizzico di solitudine. Ora, mescolate bene. Vi uscirà fuori Mare d’inverno, l’ultima fatica letteraria  di Grazia Verasani.

Si tratta di un romanzo tutto al femminile, con un sentore alla Jane Austen e una vena ironica alla Pedro Almodóvar. La voce narrante è quella di Agnese, che fa l’insegnante, ha un matrimonio infelice e una figlia diciottenne. Poi ci sono Vera, una giornalista di successo, e Carmen, un’attrice lievemente “cicciottella” prestata al doppiaggio. Sono amiche dai tempi dell’università e adesso si ritrovano a passare insieme, in una villetta della riviera romagnola, i giorni che precedono il Capodanno. La scusa è quella di consolare Carmen che si è rifugiata lì per riflettere sulla sua ennesima sconfitta sentimentale. Così, in quel luogo desolato e il mare d’inverno della canzone di Enrico Ruggeri, le tre donne rinsaldano il loro legame, grazie a liti passeggere, ricordi, rimpianti e segreti. Ma soprattutto ridono, o imparano a farlo, in un’età in cui la bellezza e la giovinezza sembrano ormai alle spalle. Ed è in questa breve vacanza, che conosceranno qualcosa in più di loro stesse, e che insieme, forse, troveranno la forza per andare avanti consapevolmente, ma soprattutto senza paura della solitudine.

Lo stile dell’autrice è privo di qualsiasi manierismo: è diretto, perché racconta di dolori, di scelte decisive, e il comunicare tra amiche è fitto, intenso, vivo. Tutte le protagoniste hanno il loro carico di  delusioni e di occasioni mancate, ma tra un tuffo nel passato, un’allegra battuta e un sorso di vino, riusciranno comunque a trovare una sana autoironia, eliminando il pensiero dell’autocommiserazione.

Infatti, a parte qualche avventore di passaggio, le confidenze e le intrusioni sono tutte quote rosa. Inoltre, la narrazione scorrevole e semplice, è ricca di dialoghi sardonici che mirano a mostrare la vera forza dell’amicizia, la grande bellezza che sta nelle piccole cose e nella maturazione del proprio “Io” e l’incanto dell’universo femminile che non muore con l’età, ma che rifulge di luce propria. Sempre e comunque, perché il cuore delle donne sa aprirsi, confrontarsi e osservare tutte quelle cicatrici che furono passioni indomite, mai sopite, e che ancora oggi procurano intermittenze, miocardi e battiti furiosi. E quando lo capirete, le onde si placheranno, la burrasca finirà e tornerete a sorridere alla vita, con rispettosa grazia.

Silvia Casini