2014: boom di voucher e lavori a chiamata per la Cgia di Mestre

Baby-sitter (STEPHANE DE SAKUTIN/AFP/Getty Images)
Baby-sitter (STEPHANE DE SAKUTIN/AFP/Getty Images)

Secondo la Cgia di Mestre cresce sempre di più, nel 2014, il ricorso al “lavoro a chiamata”, diffuso nei settori del commercio, della ristorazione/turismo e dei servizi e solitamente retribuito con “voucher”.
Da quando questo sistema di pagamento è entrato in vigore, nel 2012, il loro utilizzo è più che triplicato, passando dalle 23 milioni 800 mila ore vendute a 71 milioni 600 mila ore stimate per il 2014, che hanno permesso di regolamentare e pagare lavori e categorie che altrimenti sarebbero facilmente ricorsi al nero: casalinghe, badanti, studenti, disoccupati e “dopolavoristi” in genere. Si tratta di una formula che, in assenza di un accordo scritto tra committente e prestatore d’opera, garantisce a quest’ultimo una copertura assicurativa e il pagamento dei contributi previdenziali per la durata del lavoro a chiamata.

Il presidente della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, ha commentato favorevolmente questa tendenza: “Grazie all’introduzione di questa formula è stato possibile far emergere una quota di sommerso che altrimenti sarebbe stata difficile da contrastare. Ora, anche i lavoretti saltuari sono tutelati. In più, chi viene assunto per poche ore con questi buoni può menzionare nel suo curriculum questa esperienza. Inoltre, per limitare l’utilizzo improprio di questi buoni, il legislatore ha stabilito che ognuno di questi deve essere orario, datato e numerato progressivamente. Tuttavia, la possibilità di aggirare la norma non manca: purtroppo, questa possibilità è presente in qualsiasi caso, figuriamoci quando si tratta di un accordo che, come in questa fattispecie, è di natura verbale”.

Ap