Doping olimpico, Schwazer patteggia otto mesi

Alex Schwazer (Stefania D'Alessandro/Getty Images)
Alex Schwazer (Stefania D’Alessandro/Getty Images)

Si è conclusa quasi in maniera indolore la vicenda del marciatore azzurro Alex Schwazer, almeno per quel che riguarda la giustizia ordinaria. Davanti al tribunale di Bolzano, infatti, l’ex campione olimpionico ha patteggiato una pena di 8 mesi, ovviamente sospesa, oltre a 6mila euro di multa, per le vicende che riguardavano la sua positività all’Epo prima dei Giochi di Londra, scoperta nel corso di un controllo antidoping a sorpresa effettuato dall’Agenzia mondiale antidoping.

Il patteggiamento non incide sulla squalifica sportiva, che terminerà il 30 gennaio 2016, dopo tre anni e mezzo. Il mese scorso, Schwazer aveva addirittura rivelato di avere intenzione di prepararsi per i giochi olimpici di Rio 2016: “Se sogno ancora di partecipare a Rio? Il sogno deve ancora incominciare… Abbiamo cercato di chiarire tutto quello che c’era da chiarire, e penso che ci siamo riusciti”. Dopo la sentenza odierna, l’unico ostacolo resta la Carta etica in vigore da circa un anno, che stabilisce che ”chiunque incorra in squalifiche pari o superiori ai due anni, sulla base delle attuali normative antidoping, perde, da quel momento, il diritto a vestire la maglia azzurra, simbolo sportivo dell’Italia”.

Alla vicenda Schwazer è legata quella della sua ex  compagna Karolina Kostner, accusata di averlo coperto. La pattinatrice azzurra è stata deferita dalla procura antidoping del Coni con richiesta di 4 anni e 3 mesi di squalifica per complicita e omessa denuncia nella positività dell’ex fidanzato. In una recente intervista, la Kostner ha ricostruito quanto accaduto: “Alex mi disse di andare alla porta e dire che non c’era. Aveva dato la reperibilità a Racines e non nel mio appartamento. Ho fatto un errore che però era in buona fede. Alex si è fatto testare quella sera stessa e per me è tutto finito lì. L’idea di averlo coperto per me è un’accusa insopportabile”.

Il dibattito sul caso

La scelta dela Kostner di coprire Schwazer era stata criticata, qualche tempo fa, da un’altra regina dello sport italiano, la nuotatrice Federica Pellegrini: “Se mi fossi trovata nei panni di Carolina Kostner avrei mollato Filippo [il suo fidanzato Filippo Magnini, anch’egli nuotatore ndr] molti mesi prima. Spero che chi si dopa venga messo dentro e buttino via la chiave perché noi ci facciamo un sedere così”.

Di tutt’altro avviso proprio Magnini: “Carolina ha fatto una scelta che va rispettata. Ogni atleta è un individuo e reagisce in modo diverso. Io non mi sono mai trovato e sono sicuro non mi ritroverò mai nella situazione di dover pensare di lasciare o stare con una persona che ha fatto uso di doping ma, ripeto, bisogna rispettare la scelta che Carolina ha fatto. Una cosa è certa che chi fa uso di sostanze proibite va punito”.

A difesa della Kostner anche la plurimedagliata tuffatrice Tania Cagnotto: “Mi dispiace per loro anche perché io penso che Carolina ha agito come avrebbe agito ogni persona. Se il tuo ragazzo ha fatto uno sbaglio, non per questo lo devi abbandonare. Io mi auguro solo che diano un po’ di tregua a tutti e due. Io cos’avrei fatto? È una situazione talmente delicata che non si sa come una persona può reagire. Se è il tuo ragazzo non lo abbandoni, magari cerchi di fargli cambiare idea, di fargli fare la cosa giusta. Carolina si è trovata in una situazione molto molto difficile. Sarebbe ingiusto togliere le medaglie alla Kostner? Assolutamente ingiusto perché lei non si è dopata e poi era il suo ragazzo e non poteva mandarlo all’antidoping”.

 

GM