Una protesta del Movimento 5 Stelle  (Andreas Solaro/Afp/Getty Images)

Una protesta del Movimento 5 Stelle (Andreas Solaro/Afp/Getty Images)

Ancora dimissioni dal Movimento Cinque Stelle: ieri hanno lasciato il loro incarico due senatori, tra i quali Ivana Simeoni e Giuseppe Vacciano, il tesoriere del gruppo che nel corso della seduta per l’approvazione del ddl stabilità al Senato si è fatto notare accusando il Governo di far votare “il testo di topolino, senza che fosse stato letto”. In ultimo si è dimesso anche il deputato Cristian Iannuzzi, figlio della Simeoni.
Significativo il commento della deputata Giulia Sarti la quale ha evidenziato che i tre dimissionari questa volta hanno scelto di lasciare le istituzioni e si distinguono nel non volere passare ad altri gruppi misti.
Tanto che i tre che fanno a capo a Latina hanno tenuto a precisare che non usciranno dal Movimento e che rispetteranno tutte le regole e le decisioni dei gruppi.

“Se non si trovavano bene è meglio così, l’importante è che si siano dimessi. È nel nostro dna, se non ti ritrovi torni a casa, non passi al misto votando con il Pd come ha fatto Currò”, ha dichiarato la Sarti, riferendosi a Tommaso Currò che si è dimesso lo scorso 16 dicembre e ricordando che fin dall’inizio erano state considerate le ipotesi di chi non avrebbe proseguito l’esperienza con il M5S. Tanto che lo stesso Vacciano ha commentato ai croniste le sue intenzioni: “Non ho alcun interesse in altri partiti, gruppi, movimenti, correnti e tantomeno nel continuare a svolgere attività politica di qualsiasi livello”.
“Grillo in campagna elettorale l’aveva detto, ne perderemo il 20%. Se non cambiamo il nostro metodo di selezione è fisiologico, ma mi rendo conto che sia complicato. Non abbiamo circoli in cui poter votare le persone che si sono distinte, i meet up non sono riconosciuti, in alcune città ce ne sono due o tre. Noi tutti siamo qui grazie a Beppe, è lui che hanno votato, ma bisogna trovare un modo perché chi arriva non lo debba solo ad un colpo di fortuna”, ha pertanto commentato la Sarti aprendo la questione sulla necessità di riorganizzare il movimento, così come avviato con il direttorio.
Eppure, è proprio la questione della gestione del M5S che è stato il motivo per molti abbandoni: a cominciare dalla scelta del direttorio.

Altre dimissioni in futuro?

Secondo le indiscrezioni vi sarebbero altri parlamentari in attesa di rassegnare le dimissioni, come ad esempio il deputato triestino Aris Prodani che, in commissione Bilancio, ha accusato M5S di avergli “censurato” due emendamenti. Prodani ha pertanto sostenuto di volersi prendere qualche giorno per pensare.
Secondo Danilo Toninelli a gennaio ci saranno altre due o tre persone che lasceranno il loro incarico.

Dal canto suo, Luigi Di Maio alle prese con il lancio della campagna contro Equitalia in Sardegna ha rilasciato un laconico commento: “Aspetto quelli che subentreranno”.

C.D.