Jobs Act, scontro su applicazione nuovo contratto

Pietro Ichino (screenshot Youtube)
Pietro Ichino (screenshot Youtube)

“Certo che le nuove regole saranno applicabili anche ai dipendenti pubblici. Tanto è vero che, quasi all’ultimo momento, è stata cancellata la norma che ne prevedeva espressamente l’esclusione”, parola di Pietro Ichino, senatore di Scelta Civica e uno dei giuslavoristi più manifestamente criticati per le sue idee, tant’è che è stato a lungo ritenuto obiettivo sensibile da parte di sedicenti organizzazioni terroristiche ed ha ricevuto molte minacce.

Ichino ha parlato ieri in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, a 48 ore dall’approvazione in Consiglio dei Ministri del primo decreto attuativo del Jobs Act, quello sul contratto a tutele crescenti, sostenendo la sua tesi: “Il testo unico dell’impiego pubblico stabilisce che, salve le materie delle assunzioni e delle promozioni, che sono soggette al principio costituzionale del concorso, per ogni altro aspetto il rapporto di impiego pubblico è soggetto alle stesse regole che si applicano nel settore privato”.

In precedenza, in un’intervista a ‘Quotidiano Nazionale’, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, aveva spiegato: “Sarà il Parlamento a pronunciarsi su questo punto. Esiste giurisprudenza nell’uno e nell’altro senso. Ma non sarà il governo a decidere. A febbraio quando il provvedimento sul pubblico impiego firmato da Marianna Madia verrà discusso in Parlamento, saranno le Camere a scegliere. Non mancherà il dibattito, certo”.

“Sa cosa vedo io? Un governo nel caos. Ma anche, dopo le critiche del Ncd al Jobs Act, una maggioranza nel caos” – ha invece sottolineato in un’intervista a ‘Il Tempo’ il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta – “Come fa Renzi a parlare di successo se fino a ieri non sapevano nemmeno se le nuove norme si applicano ai dipendenti pubblici? Pietro Ichino, che è relatore al Senato del Jobs Act, diceva di sì, il ministro Madia, affermava il contrario. È una tragedia italiana. Anche perché Renzi, per un eccesso di compromesso, ha violentato la delega, e quindi anche il parlamento che l’aveva concessa, portando così la normativa ad implodere”.

La versione di Ichino

Poco fa, sul suo blog, il senatore Ichino ha dato la propria ricostruzione dei fatti, ricordando come – alla vigilia del CdM – l’ultima bozza del decreto recitava testualmente all’art.1 comma 3: “La disciplina di cui al presente decreto legislativo non si applica ai lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”.

Il giuslavorista contesta il fatto che esiste una norma che parifica pubblico e privato nel settore impiegatizio e rileva: “Con questo comma, derogheremmo a questo principio importantissimo, proprio nel momento in cui compiamo un passaggio fondamentale che potrebbe altrimenti costituire di per sé una riforma quasi più importante nel settore pubblico rispetto a quello privato. In questo modo, non soltanto perderemmo un’occasione d’oro per cambiare faccia al settore pubblico, ma torneremmo indietro rispetto al principio affermato nel 2001, sancendo l’intoccabilità dei pubblici dipendenti. Questo comma deve essere semplicemente soppresso!”.

Secondo quanto sostiene Ichino, “il Consiglio dei Ministri approva un testo del decreto nel quale il comma 3 dell’articolo 1 non c’è più. Alla seduta  partecipano anche Giuliano Poletti e Marianna Madia, rispettivamente ministri del Lavoro e della Funzione pubblica. E non risulta che su questo punto si siano espressi in senso contrario”. Ieri “gli stessi due ministri dichiarano alla stampa che i nuovi rapporti nel settore pubblico devono essere esclusi dall’applicazione della nuova normativa dettata per la generalità dei rapporti di lavoro”.

Conclude nel suo ragionamento il senatore di Scelta Civica: “Evidentemente hanno cambiato idea rispetto alla seduta del 24, ritenendo che si debba tornare indietro rispetto alla riforma Bassanini del 2001. Ma dovranno convincerne il resto del Governo e della maggioranza. Mi sembra molto improbabile”. A leggere quanto afferma Ichino, le divergenze nella maggioranza restano e ancora una volta si prospetta un lungo braccio di ferro.

 

GM