Fmi: tagliate previsioni di crescita per l’Italia

Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale (SAUL LOEB/AFP/Getty Images)
Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale (SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Come era prevedibile, stante il rallentamento generale dell’economia mondiale, il Fondo monetario internazionale ha tagliato le sue precedenti previsioni sul Pil dell’Italia. Nel 2015, il nostro Paese dovrebbe tornare a crescere (secondo le previsioni di tutti gli istituti economici) ma meno di quanto ci si attendeva qualche mese fa. Secondo il Fondo monetario internazionale, il Pil italiano crescerà nel 2015 dello 0,4%, mentre nel 2016 il Pil crescerà dello 0,8%. Si tratta di un taglio netto rispetto alla precedente stima di ottobre, peraltro già rivista al ribasso, quando il Pil dell’Italia era dato nel 2015 a +0,8% (-0,4%) e nel 2016 +1,3% (-0,5%). La nuova previsione dell’Fmi per il 2015 è in linea con quella della Banca d’Italia che pochi giorni fa aveva comunicato la propria previsione sul Pil italiano del 2015 allo 0,4%.

La frenata della crescita in Italia segue lo stesso trend di quella di altri Paesi come Germania e Francia, mentre recupera la Spagna. Gli Stati Uniti, invece, viaggiano su tutti altri livelli, con una crescita economica decisa e avviata. Comunque, eccetto gli Usa, tutto il Pil mondiale è rivisto al ribasso dall’Fmi a causa del calo degli investimenti, nonostante il calo del prezzo del petrolio e in parte anche per questo. Infatti, spiega il Fondo, “la revisione al ribasso riflette la rivalutazione delle prospettive di Cina, Russia, dell’area euro e del Giappone, ma anche l‘attività più debole dei maggiori esportatori di petrolio in seguito al calo dei prezzi del greggio”. Gli Stati Uniti sono l’unica grande economia per la quale le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo, precisa il Fondo. Olivier Blanchard, capo economista dell’Fmi, spiega infatti che il calo dei prezzi del petrolio ha lati sia positivi che negativi, lo stesso vale per l’apprezzamento del dollaro, che anche se rischia di rallentare la ripresa americana, per gli effetti sulle esportazioni, è comunque un “aggiustamento” positivo, spiega. Del resto la moneta americana è stata a lungo svalutata per via della politica monetaria espansiva della Federal Reserve, fatta di tagli ai tassi di interesse e forti immissioni di liquidità nnl’economia. Una politica che dovrebbe essere invertita nei prossimi mesi, anche se la nuova numero uno della Fed, Janet Yellen, ha annunciato che la banca centrale Usa non ha fretta e adotterà una linea paziente. Il rialzo dei tassi Usa è previsto per il prossimo aprile, ma è probabile che sia spostato anche a giugno, a seguito delle mosse della Banca centrale europea, che con l’annunciato lancio del quantitative easing, e la conseguente svalutazione dell’euro, potrebbe far cambiare strategia alla Fed.

“L’economia globale si trova ad affrontare forti e complesse correnti e controcorrenti”, sottolinea Olivier Blanchard. I prossimi mesi, con l’operazione di acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce e le decisioni della Commissione europea sui bilanci degli Stati membri, saranno decisivi. Proprio a causa del rallentamento dell’economia mondiale e della “crescita più debole per il 2015 e il 2016”, spiegano dall’Fmi, c’è “bisogno urgente di riforme strutturali in diverse economie”.

Riguardo all’Eurozona, il Fondo monetario internazionale stima una crescita dell’1,2% nel 2015 e una dell’1,4% nel 2016, anche in questo caso è stata tagliata la stima dello scorso ottobre. Riviste anche le previsioni per la Germania, che secondo l’Fmi crescerà quest’anno dell’1,3% e dell’1,5% nel 2016. “L’attività dell’area euro dovrebbe essere sostenuta dai bassi prezzi del petrolio, da un ulteriore allentamento monetario (anticipato sui mercati finanziari), una politica di bilancio più neutra e il recente apprezzamento del dollaro”, spiega il capo economista dell’Fmi. Blanchard precisa che “sotto un certo punto di vista, il quantitative easing è già avvenuto. I mercati lo hanno anticipato, i tassi di interesse sono scesi, l’euro si è deprezzato”. Il capo economista del Fondo monetario internazionale lancia comunque un monito sulla stagnazione dell’Eurozona che rappresenta “un rischio per l’economia mondiale“.

V.B.