Italicum, minoranza Pd sulle barricate

Partito Democratico (Andreas Solaro/AFP/Getty Images)
Partito Democratico (Andreas Solaro/AFP/Getty Images)
Partito Democratico (Andreas Solaro/AFP/Getty Images)

Nessun dietrofront dei senatori ‘ribelli’ del Partito Democratico a Palazzo Madama sulla questione dei capilista bloccati: lo sottolinea il bersaniano Gotor, secondo il quale “ormai non c’è alcuna trattativa” tra la minoranza Pd e i vertici del partito. Anzi, “siamo in 29 senatori dem a confermare la linea del no ai capilista bloccati” nell’Italicum. Confermata la strada intrapresa in maniera determinata ieri, dunque, anche perché – conclude il senatore Gotor nel suo ragionamento – “ormai la discussione è solo con Berlusconi”.

Sostegno alla battaglia di Gotor e degli altri senatori arriva dall’ex presidente del partito, Gianni Cuperlo: “L’impegno di Miguel Gotor e altre decine di senatori per un Parlamento scelto finalmente dai cittadini è coerente con quanto tutto il Pd, compreso Renzi, si è impegnato a fare davanti al Paese. Se oggi il capo del governo per difendere il patto con la destra sceglie la via di un Parlamento composto in larga misura di nominati si colpisce alla base quel principio della rappresentanza che la riforma vorrebbe rigenerare”.

“Altroché partito nel partito o la sciocca retorica su gufi e sabotatori che veline dall’alto rilanciano sui giornali di stamani” – insiste dunque Gianni Cuperlo – “Il confronto in corso al Senato è una battaglia per la democrazia, per una buona legge, per non sacrificare i principi sui quali tutto il Pd, in tempi non sospetti, ha ‘messo la faccia’”.

Un’altra ‘ribelle’, Doris Lo Moro, durante l’assemblea dei senatori Pd con Matteo Renzi si è detta pronta a lasciare il suo incarico: “Sono tra i 29 che hanno firmato il documento sulla legge elettorale e metto a disposizione del presidente Zanda il mio ruolo di capogruppo in commissione Affari costituzionali. Tra le mie convinzioni e il ruolo di capogruppo scelgo le mie convinzioni”.

Il documento della minoranza

E’ intanto pronto il documento dei 29 senatori, che sono: Paolo Corsini, Miguel Gotor, Vannino Chiti, Maurizio Migliavacca, Donatella Albano, Claudio Broglia, Rosaria Capacchione, Felice Casson, Giuseppe Luigi Salvatore Cucca, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Marco Filippi, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Maria Cecilia Guerra, Paolo Guerrieri Paleotti, Josefa Idem, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Manassero, Luigi Manconi, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti, Lodovico Sonego, Walter Tocci.

Si legge nel testo: “La legge elettorale costituisce indubbiamente un fondamentale strumento per la vita democratica e non solo in quanto svolge un’indispensabile funzione regolatrice, ma pure perché rimanda a diritti e garanzie costituzionalmente definiti e sanciti”. Prosegue il documento: “Proprio a partire da questo dato essa impegna coscienza e responsabilità di ciascuno. Per quanto riguarda la nuova legge elettorale, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che costituisce ineludibile riferimento, non si possono che valutare positivamente le novità intervenute rispetto al testo approvato in prima battuta alla Camera”.

Segue dunque l’elenco degli elementi positivi contenuti nel testo: “Si è alzata la soglia che evita il ricorso al ballottaggio; sono state uniformate e abbassate al 3% le soglie di ingresso, garantendo, dunque, quote di rappresentanza alle diverse forze politiche; si è inserita infine l’indicazione della preferenza al fine di restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Di contro non è condivisa da altre forze politiche la prospettiva di collegi uninominali. Questo comunque il punto fondamentale cui la nuova normativa deve attenersi: restituire compiutamente lo scettro al principe-cittadino-elettore. Sotto questo profilo riteniamo non sia condivisibile la nomina di capilista bloccati”.

Questo dunque il nocciolo della questione: “Essa configura, infatti, un Parlamento nel quale i nominati rappresenteranno la maggioranza dei Deputati e in cui la possibilità di eleggere con preferenza i propri rappresentanti verrà lasciata di fatto esclusivamente al partito vincitore del premio di maggioranza. In secondo luogo, la previsione di capilista pluricandidati istituzionalizza una pratica che espropria l’elettore del controllo effettivo del proprio voto con possibili rischi di incostituzionalità”.

Si deve, infatti, tanto più considerare che siamo impegnati in un percorso di riforme costituzionali che prevede una sola Camera politica con un unico rapporto fiduciario col Governo” – conclude il documento – “Infine, quanto alla clausola di salvaguardia essa deve necessariamente rapportarsi alla conclusione definitiva del processo di riforma costituzionale”.

Le critiche di Latorre

Critiche alla posizione della minoranza arrivano dal senatore Nicola Latorre, intervenuto in Aula: “L’impianto complessivo della riforma elettorale è un successo del Pd. E sono francamente stupito dal fatto che compagni e amici, con cui in passato ho condiviso tante battaglie politiche, abbiano fatto diventare la discussione sulle preferenze, che non sono mai state nel dna del nostro partito, il cuore di questo passaggio politico. Lo dico senza polemica e con la consapevolezza di essere stato l’ultimo parlamentare a esser stato eletto con il Mattarellum e per questo ancora di più convinto che l’Italicum è una legge elettorale buona, equilibrata e che con il doppio turno, il premio alla lista e la scelta dei parlamentari rappresenta un grande passo avanti rispetto al Porcellum”.

Conclude Latorre: “È la prima volta che stiamo per approvare un impianto costituzionale che porta il segno egemonico del centrosinistra, è un cambiamento assoluto al quale abbiamo l’onore e il privilegio di partecipare. Bisogna fare in fretta e bisogna fare bene, perché poi il Parlamento ha il dovere di impegnarsi sulle altre emergenze del nostro Paese, come la crisi economica e la guerra al terrorismo”.

“È incredibile che la riforma costituzionale e la legge elettorale siano appese ad un colloquio tra Berlusconi e Renzi” – sottolinea infine il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto – “Sarebbe opportuno evitare che ci sia un’ipoteca definitiva del Patto del Nazareno su tutti i passaggi che si succederanno nelle prossime settimane. A partire dal merito: nessuno può comprendere seriamente la scelta di sottrarre ai cittadini il diritto a scegliere i parlamentari”.

 

GM