Quirinale, Alfano: “Faremo un nome comune con Forza Italia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:01
Berlusconi e Alfano (Getty Images)
Berlusconi e Alfano (Getty Images)

Un nuovo confronto tra l’ex premier, Silvio Berlusconi, e il suo ormai ex delfino, Angelino Alfano, poteva fino a poco tempo fa sembrare un tabù, ma sul Quirinale rieccoli nuovamente insieme i due ex alleati. Colpa o merito della necessità di far fronte comune contro un Pd fortemente avvantaggiato dal fatto di avere di gran lunga la maggioranza relativa dei parlamentari, sommando Montecitorio e Palazzo Madama.

Come se non bastasse, una settimana fa sono arrivate le parole di Berlusconi: “Vogliamo sperare che si possa arrivare ad un Capo dello Stato che sia garante di tutti e non di una parte. Credo sia una domanda assolutamente logica e giusta pretendere di avere un presidente che non sia un seguito di tre presidenti di sinistra che hanno portato questo paese a questa situazione non democratica”. A queste, sono seguite quelle di Alfano, che qualche giorno dopo ha invitato Renzi a offrire all’area di centrodestra “la possibilità di contribuire realmente alla scelta del garante delle istituzioni. Fermo restando che a un presidente del Consiglio quarantenne dovrebbe affiancarsi un certo rinnovamento generazionale anche al Quirinale”.

I due, quindi, oggi si sono visti, ripromettendosi di rivedersi martedì prossimo, appena 48 ore prima della prima votazione per il nuovo Presidente della Repubblica, prevista il 29 gennaio alle 15. Al termine del vertice, ha parlato il responsabile del Viminale: “Abbiamo deciso tre cose: la prima che indicheremo un candidato comune al Pd e a Renzi. Faremo insieme sempre una valutazione comune sui candidati che ci propongono loro e da subito mettiamo in comunicazione i nostri gruppi per organizzare il lavoro”.

Alfano ha anche aggiunto che “non abbiamo fatto nomi”, ma in realtà Silvio Berlusconi – incontrando i suoi deputati a Palazzo Grazioli – un nome lo avrebbe fatto: quello dell’ex ministro della Difesa, Antonio Martino, uno dei fedelissimi dell’ex premier, tessera n. 2 di Forza Italia, che – ricorda Berlusconi – ha egli stesso contribuito a fondare.

Opposizioni all’attacco

Il fatto che l’asse Berlusconi-Alfano possa influenzare Renzi, come noto, è una cosa che non va giù al segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, che continua a chiamarsi fuori dai giochi: “Non farò accordi o ‘accordicchi’. Prima di farmi prendere sotto braccio da Berlusconi, visto come si sta comportando, ci penso 18 volte e piuttosto che votare Giuliano Amato al Quirinale mi tingo i capelli di biondo, anzi, la dico più grossa ancora: piuttosto che votare Giuliano Amato divento interista”.

“Un patto con la destra per eleggere il presidente della Repubblica? Sembra tutto fatto da Renzi-Berlusconi-Alfano. Ma c’è un’Italia che urla ‘No’! Facciamola sentire, la nostra voce”, è la presa di posizione di Massimilano Smeriglio di Sel, mentre il leader della formazione di sinistra, Nichi Vendola, che ha oggi lanciato la convention ‘Human Factor’, ha attaccato: “Un Presidente del Nazareno sarebbe una sciagura per l’Italia, sarebbe il figlio di un patto scellerato o forse il padre di quel patto. C’è bisogno di un uomo o di una donna che siano garanti della Costituzione, libera ed autonoma da Palazzo Chigi”.

Analizza infine numeri e quotazioni dei nomi su cui è maggiormente catalizzata l’attenzione, il politologo Aldo Giannuli, sul blog di Beppe Grillo: “Si ricavano tre nomi possibili: Giuliano Amato, Sergio Mattarella e Pierluigi Castagnetti, cui potremmo aggiungere l’’eccezione’ Veltroni”. L’analisi di Giannuli premia i primi due candidati: l’ex premier otterrebbe “massimo 558 voti. In media siamo a 513”, mentre il giudice della Corte Costituzionale avrebbe più ampie chance, “diciamo fra i 475 ed i 585 voti. Media: 530. Meglio di Amato ma pur sempre sul filo”.

 

GM