Unioni civili, il Campidoglio dà l’ok al registro

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, trascrive i matrimoni gay contratti all'estero (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, trascrive i matrimoni gay contratti all’estero (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Nuove polemiche si profilano a Roma sul tema delle unioni civili, dopo che già nei mesi scorsi la scelta del sindaco Ignazio Marino di trascrivere i matrimoni gay contratti all’estero aveva scatenato un putiferio. Oggi, infatti, con 32 voti favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto, l’Assemblea capitolina ha approvato la proposta di delibera 96/2013 che prevede il “riconoscimento delle unioni civili, l’istituzione di un registro delle unioni civili e l’approvazione del regolamento”.

La delibera prevede che al registro unico potranno iscriversi “le coppie formate da persone maggiorenni e conviventi di qualsiasi sesso, italiane o straniere, e che non siano legate tra loro da vincoli giuridici, che non facciano parte di un’altra unione civile e che non siano sposate, vincolo quest’ultimo che cade al momento dell’annotazione della separazione, senza quindi dover aspettare il divorzio”. Festeggiano le associazioni in prima linea per il riconoscimento dei diritti, che hanno esposto uno striscione: “Roma delibera l’amore”.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Marino: “Finalmente anche Roma si è dotata di un registro delle unioni civili. Si tratta di un risultato atteso da tempo, che pone la nostra città sempre più in prima linea sul fronte dei diritti degli individui e del riconoscimento dei legami affettivi, stabili e duraturi. Oggi la Capitale d’Italia dà il segnale che, in questa città, l’amore è uguale per tutti. Voglio dunque esprimere tutta la mia soddisfazione per questo passo importante che, non solo rappresenta un atto di civiltà e di rispetto delle persone, ma ci allinea al resto del mondo occidentale, in linea con i principali Paesi europei con cui condividiamo la nostra storia politica e culturale”.

Marino ha proseguito: “L’importante discussione portata avanti dall’Assemblea capitolina, che ha coinvolto sia la maggioranza che l’opposizione, ha dato alla città un provvedimento che riconosce i diritti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Ringrazio dunque tutti i consiglieri e le consigliere che hanno votato il Registro, ma anche tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questo storico traguardo. Per la maggioranza, si tratta dell’ennesimo impegno mantenuto con i cittadini. Ma non posso non sottolineare anche l’alto valore simbolico del provvedimento”.

Infine un invito alla politica nazionale: “Tante amministrazioni italiane, oggi, attendono una legge nazionale che finalmente sancisca i diritti uguali per tutti di fronte all’amore. Roma, con il suo esempio, spera di poter contribuire a sbloccare le titubanze dei legislatori che, da troppi anni ormai, eludono un pieno riconoscimento dei diritti giuridici e civili di tutte le coppie, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”.

Il dibattito

Sull’approvazione della proposta di delibera, intanto, è già dibattito, con Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico, che esulta: “Come in una fiaba dei fratelli Grimm, Ignazio Marino ha rotto l’incantesimo che teneva addormentata la principessa delle città italiane. Dopo Empoli, Pisa e Firenze, che fecero da apripista nei primi anni ’90, tutte le principali città italiane, da Bologna a Bari, da Napoli a Cagliari fino a Torino e Milano si sono dotate nel tempo di quel registro, insieme a centinaia di comuni grandi e piccoli. Roma no: per vent’anni è rimasta addormentata come Rosaspina, perché non si poteva dare questo dispiacere al Vaticano. Grazie a Marino e all’assemblea capitolina oggi anche la capitale dice al parlamento che è ora di svegliarsi e di approvare al più presto una legge”.

I registri comunali delle unioni civili, spiega Lo Giudice, “rappresentano anche un segnale politico delle comunità locali al parlamento perché garantisca finalmente l’uguaglianza di diritti delle coppie dello stesso sesso e provveda a riconoscere la realtà delle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. In commissione giustizia del senato è già pronto un testo base, presentato dalla relatrice Cirinnà, che risolverebbe finalmente questo ritardo storico del nostro Paese”.

La responsabile del Dipartimento Libertà Civili e Diritti Umani di Forza Italia, Mara Carfagna, chiama in causa il premier: “Le ripetute e disattese promesse del Premier Renzi oltre che l’assenza di un interlocutore politico quale il ministro per le Pari Opportunità, impediscono ormai da troppo tempo l’avvio di una serena discussione che coinvolga tutte le forze politiche presenti in Parlamento allo scopo di trovare una soluzione adeguata”.

“Delibere come quella di oggi dimostrano ancora una volta la necessità di affrontare da subito una riflessione scevra da pregiudizi volta al riempimento di un insopportabile vuoto normativo, così da regolare in maniera omogenea ed equilibrata fenomeni già presenti e diffusi nella nostra società”, ha proseguito l’ex ministro, concludendo: “Continuare a negare diritti o peggio, prometterne di falsi, a chi attende con speranza un atto dovuto è una forma di cattivo opportunismo politico che rifiutiamo con fermezza. Non è giusto continuare a prendere in giro le coppie di fatto con delibere poco significative quando è solo il Parlamento a poter legiferare su questi temi”.

 

GM