ELENA CESTE

Dicono che il marito di Elena Ceste, Michele Buoninconti, arrestato nella giornata di giovedì dai carabinieri con l’accusa di aver ucciso la moglie e averne poi nascosto il corpo senza vita tra i rovi del rio Mersa, appena arrivato in carcere abbia rotto per un attimo il silenzio che si è imposto da quando è stato portato in cella, e abbia chiesto una Bibbia. “Vorrei pregare” avrebbe detto agli agenti di polizia penitenziaria.

Il pompiere salernitano,  comparirà davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia mentre gli inquirenti continuano le indagini per raccogliere altri indizi che irrobustiscano il quadro accusatorio. In realtà contro Buoninconti ci sono soprattutto le tracce di terra trovate dagli esperti del Ris sugli indumenti della moglie da lui consegnati ai carabinieri. Tracce che non sono compatibili con i terreni dell’abitazione della donna e lo sono invece con quelli del rio Mersa per la presenza di fosforo e zolfo. In più, come ha spiegato il giudice, “si ritiene che la traccia di terreno presente sul collant di Elena Ceste non sia terra che provenga dal contatto con il terreno… ma abbiano origine da un contatto indiretto, ad esempio con dita sporche di terra che in qualche modo abbiano sfiorato l’indumento”. Altro elemento fortemente indiziario è la cella telefonica che la mattina della scomparsa di Elena Ceste ha agganciato il cellulare del marito proprio nella zona dove poi sono stati ritrovati i resti della donna.

MD