Nato in allerta per gli annunci dei ribelli ucraini

Donbass Ucraina
Militari dell’esercito di Kiev nella regione del Donbass (Anatolii Boiko/Getty Images)

Non è semplice decifrare la situazione politica e militare che riguarda l’Ucraina, la regione sudorientale del Donbass (a maggioranza russofona), il conflitto coi ribelli separatisti, il ruolo giocato da Mosca. Ma, al netto degli accordi dietro le quinte e delle relazioni fra diplomazie internazionali, in un anno di scontri, ci sono stati migliaia di morti, infiniti vertici istituzionali, moniti, avvertimenti, sanzioni economiche e dei ‘cessate il fuoco’ durati poco e male. La verità è che la guerra non è mai stata formalmente dichiarata; di fatto, però, ci sono state intere aree di civili sfollati, punti nevralgici conquistati e riconquistati, città prese d’assalto e ripetutamente bombardate (vedi Donetsk). L’Osce (Organization for Security and Co-operation in Europe) ha ripetutamente denunciato l’ingresso non autorizzato in Ucraina da parte camion russi destinati a rifornire di armamenti i ribelli. I miliziani accusano il governo di Kiev di non essere democraticamente eletto, di aver bombardato la regione facendo stragi di civili; Mosca accusa il governo centrale di fare da avamposto per le ingerenze della Nato.

Unione Europea e Stati Uniti, d’altra parte, si sono schierati dalla parte di Kiev con sanzioni che hanno colpito pesantemente l’economia russa, facendo anche crollare il prezzo del rublo. L’Occidente teme che dopo l’affaire Crimea, annessa alla federazione russa lo scorso marzo, sostenendo la causa dei ribelli il Cremlino voglia completamente disgregare l’unità dell’Ucraina. Sul piano militare, la roccaforte dei miliziani è Donetsk ma da alcuni giorni la situazione più delicata è quella della città di Debaltseve. Qui, gli spari sono incessanti e la popolazione è in fuga, vista anche l’assenza di acqua è di elettricità. Nelle ultime 24 ore si contano almeno 30 morti fra cui almeno 17 civili e 13 soldati dell’esercito regolare. Il leader separatista Alexander Zakharchenko ha annunciato un piano per reclutare 100mila uomini.

Il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente ucraino Petro Poroshenko sono nuovamente tornati a lanciare appelli a favore di un nuovo ‘cessate il fuoco immediato’; la verità, però, è che per la prima volta la Nato, per bocca del comandante statunitense Philip Breedlove, ha parlato dell’ipotesi di fornire armi di difesa e attrezzature alle forze di Kiev. L’Alleanza Atlantica, secondo i dettami del segretario generale Jens Stoltenberg, continua a inseguire una soluzione diplomatica alla crisi, ma il fallimento delle sanzioni economiche nel tentativo di dissuadere Mosca dall’invio armi pesanti e personale militare nel sud-est ucraino sta spingendo il tema delle armi da difesa.L’Italia vede Federica Mogherini come Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. E’ inevitabile che anche le sue opinioni avranno un peso determinante in merito alle decisioni da prendere.

CM