“Jupiter – Il destino dell’universo”: recensione

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Channing Tatum e Mila Kunis sono i protagonisti di Jupiter – Il destino dell’universo, un’avventura fantascientifica ideata e diretta dai filmmaker Lana e Andy Wachowski (Matrix, Cloud Atlas).

Il cast comprende anche Eddie Redmayne (Les Misérables, La teoria del tutto), Douglas Booth (Noah) e Tuppence Middleton (The lady vanishes della BBC).

La pellicola racchiude elementi di Art Déco, voli intergalattici, battaglie mozzafiato, costumi strabilianti, effetti visivi di grande impatto, un background thriller, dettagli epici, scene d’azione, legami d’amore, reincarnazioni, critiche feroci contro la burocrazia e l’estetica contemporanea, cacciatori di taglie, stivali volanti, licatanti (incroci tra umani e lupi), alieni cosmici, echi dell’opera di Terry Gilliam Brazil, elisir di lunga vita, drammi quasi shakespeariani, e infine un mix tra bellezza, mistero, minaccia e spettacolarità.

In sostanza, la trama è molto corposa ed è costellata da intrecci familiari piuttosto complessi, degni dei migliori classici greci. Comunque, per farvela breve, Jupiter Jones (Kunis) è nata di notte e il suo cielo astrale promette grandi cose. Purtroppo però, una volta cresciuta, lavorerà come domestica e abbondonerà i suoi sogni. Solo quando Caine (Tatum), un ex militare geneticamente modificato, giungerà sulla Terra per rintracciarla, assaporerà il suo straordinario destino. Infatti, scoprirà di essere stata prescelta per ricevere un’eredità genetica che potrebbe cambiare per sempre l’equilibrio dell’universo.

Ambientato fra le strade di Chicago e le più remote galassie che gravitano nello spazio, Jupiter – Il destino dell’universo è un tripudio di colori e di effetti speciali, di un certosino e favolistico lavoro sui costumi (realizzato da Kym Barrett), e di spumeggianti scenografie. È un frullato di tutto: di trame intergalattiche (Labyrinth, Dune, Starfighter, Il trono di spade, ecc.), di storie e di miti appartenenti al cinema fantasy e sci-fi degli anni Ottanta, di avventure romantiche d’altri tempi.

In pratica, Jupiter Jones è la reincarnazione della matriarca degli Abrasax, il più potente clan dell’universo, che vuole eliminarla, perché ha diritto a possedere la Terra, una risorsa molto ambita, visto che usano gli esseri umani per fabbricare una preziosa linfa vitale in grado di trascendere il tempo. Ecco perché rappresenta un bersaglio da colpire. Ed ecco perché Caine la vuole proteggere a ogni costo… in gioco non c’è solo la sua esistenza o quella dell’umanità, ma ci sono anche le sorti di innumerevoli altri pianeti.

Ed è così, che il pubblico si ritroverà catapultato in un mondo pieno di inseguimenti, di combattimenti, di scontri a fuoco, di extra-terrestri rivali che sovrasteranno il cielo notturno di Chicago e i confini dello spazio, mentre Caine (non totalmente umano, né completamente lupo), esalterà le sue abilità di legionario e la sua innata ribellione.

In conclusione, Jupiter – Il destino dell’universo è un’opera visionaria, una sorta di fiaba interstellare moderna, dove la ricerca spasmodica dell’immortalità legittima la morte, e dove tra sequenze tonanti, riprese dal vivo, acrobazie reali degli attori e controfigure, l’utilizzo dei green screen, tempeste di Giove, navi spaziali e special effects, si evince una Cenerentola contemporanea immersa in una trama piena di intrighi, di romanticismo e di riflessioni politiche e dove, tra tutti i villain, il più convincente resta Balem Abrasax, interpretato da Eddie Redmayne (candidato ai Premi Oscar come Miglior Attore Protagonista per il film La teoria del tutto), che parla con un sussurro inquietante e moderato, per poi perdere le staffe e scoppiare letteralmente d’ira.

Silvia Casini