Sud-Sudan, tregua tra i dubbi dell’Onu

Il presidente del Sud-Sudan Salva Kiir
Il presidente del Sud-Sudan Salva Kiir al summit di Addis Abeba (Zacharias Abubeker/Getty Images)

Nel Sud-Sudan si consuma tutti i giorni una fra le peggiori catastrofi umanitarie al mondo. Il Paese, la Repubblica del Sudan del Sud, è il più giovane Stato della Terra, divenuto indipendente con il referendum del 9 luglio 2011. Dopo un conflitto di oltre venti anni ingaggiato per separarsi dal Nord, una volta ottenuta la tanto agognata autonomia (spesso più croce che delizia, nei processi di conciliazione post bellici dei tormentati Paesi dell’Africa), il Sud-Sudan è stato travolto da un conflitto civile ed etnico che si è accompagnato alla più classica delle guerre di potere. La lotta per il petrolio, di cui la regione è ricca, ha riaperto antiche divisioni etniche tra Dinka e Nuer, rappresentate dal presidente Salva Kiir e dal suo ex-vice e ora capo dei ribelli Riek Machar. Lo scorso lunedì, 2 febbraio, ad Addis Abeba, in Etiopia, è stata firmata una tregua tra le due fazioni, un ennesimo tentativo di porre fine a un conflitto che ormai va avanti da oltre un anno. Dal 2013 sono stati siglati almeno tre accordi, ma nessuno ha retto. Gli scontri tra i gruppi di etnia Dinka e Nuer hanno provocato decine di migliaia di vittime e quasi 2 milioni di rifugiati.

Fame, malattie, carestie

Migliaia i profughi massacrati, nonostante i rifugi rappresentati da campi Onu, chiese, moschee. Circa 4 milioni di persone sono a rischio di fame e malattie, 50mila bambini potrebbero morire per mancanza di cibo entro la fine dell’anno. I soccorsi delle organizzazioni internazionali, poi, devono arrivare in tempi strettissimi perché, iniziata la stagione delle piogge, il Paese diventa impraticabile per 4 mesi. L’Onu ha classificato l’emergenza umanitaria del Sud-Sudan di “livello 3”, ossia lo stesso livello di quella siriana. Il Sud-Sudan, però, non è ancora tra le priorità della comunità internazionale dal punto di vista strategico ed economico. Il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è detto scettico sulla situazione del Paese: “Il Sud Sudan non avrà pace finché il presidente Kiir e il leader dei ribelli Riek Machar non metteranno i bisogni dei civili davanti ai propri”. Il tentativo che si farà nelle prossime settimane è quello di costituire un governo transitorio a poteri condivisi fra le due fazioni. In caso contrario, la tregua di Addis Abeba rischierà di essere ancora una volta soltanto un documento d’archivio.

CM