Omicidio Rea, la Cassazione: Rivedere la condanna

Violenza sulle donne (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)
Violenza sulle donne (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Per la Corte di Cassazione è da rivedere al ribasso la condanna a 30 anni di reclusione per Salvatore Parolisi: è infatti da eliminare l’aggravante della crudeltà. Il ricalcolo della pena lo deve fare la Corte d’Assise d’Appello di Perugia. L’ex caporal maggiore dell’Esercito è accusato di aver ucciso la moglie Melania Rea, trovata cadavere nel boschetto delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, nell’aprile del 2011: nessun dubbio quindi che sia stato lui a uccidere la donna nemmeno per la Cassazione. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Maria Giuseppina Fodaroni, secondo la quale Parolisi avrebbe agito “con un impulso omicida di violenza inaudita, ha inferto una serie di 35 coltellate con la volontà di sfogarsi e procurare sofferenza alla donna, cercava di colpirle il collo con espressione di autonoma ferocia”, aveva chiesto la conferma dell’ergastolo.

Parolisi era stato condannato all’ergastolo in primo grado nell’ottobre 2012 dal gup di Teramo Maria Tommolini, che nelle motivazioni aveva sottolineato come “nel tentativo di allontanare i sospetti“, Parolisi “ha fornito, con proprie dichiarazioni e interviste televisive, una mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione. Una mole di menzogne (così come era solito fare nella propria vita quotidiana) che ha offerto al giudicante una chiave di lettura che ha consentito di ricostruire la dinamica dell’accaduto, il movente e l’effettiva personalità di un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi, lo eleva a verità tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi”.

Nel settembre 2013, la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila confermò la condanna: la sentenza venne emessa dopo nove ore di camera di consiglio. Commentando la sentenza, Gennaro, zio di Melania Rea, ha sostenuto: “Eravamo sicuri di questo esito, ma c’è rammarico di non sapere la verità e c’è una tristezza generale per tutto quello che è successo. Per noi non è assolutamente una vittoria”. Da parte sua, il legale di Parolisi, Nicodemo Gentile, ha sostenuto che “ora non ci resta che accettare il verdetto, non ci resta che attendere le motivazioni”.

Prima che i giudici si riunissero in Camera di Consiglio, Parolisi volle rilasciare delle dichiarazioni spontanee per raccontare “la sua verità”. Un altro dei suoi legali ha iniziato la sua arringa difensiva chiedendo alla Corte di riesaminare “l’impronta del piede o della mano e del polsino sporco di sangue trovato sul corpo di Melania che non appartiene né a Parolisi né alla vittima”. Nessun dubbio sulla colpevolezza invece da parte del procuratore generale Romolo Como.

Intanto, è stata rinviata al 18 maggio prossimo la decisione dei giudici del tribunale dei minorenni di Napoli riguardante la richiesta dei legali di Salvatore Parolisi di concedere all’ex caporal maggiore la possibilità di rivedere la figlia. Era infatti attesa per oggi – praticamente in concomitanza con il verdeto della Cassazione – la decisione del giudice minorile.

GM